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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Idanna Pucci racconta di suo zio Emilio

Per tutti Emilio Pucci è il re delle stampe vivaci e colorate, uno dei fondatori del Made in Italy, il designer famoso per aver vestito Elizabeth Taylor e Jacqueline Onassis e per aver persino disegnato l’emblema della missione spaziale Apollo 15. Pochi sanno che durante la Seconda Guerra Mondiale Pucci – già pilota di caccia in Egitto – ha svolto un ruolo fondamentale sia nel mettere in salvo l’amica Edda Ciano, sia nel preservare e poi consegnare agli alleati americani i diari scritti dal marito di Edda, Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri di Mussolini, fatto uccidere dal genero nel 1943 con l’accusa di tradimento. È questa prima, avventurosa parte della sua vita che viene raccontata in Emilio Pucci. The Astonishing Odyssey of a Fashion Icon pubblicato per ora solo in inglese, edito da St. Martin’s press, e con prefazione della mitica critica di moda Suzy Menkes. Scritto a quattro mani dalla nipote Idanna e dal di lei marito, il documentarista Terence Ward, il libro – in parte biografia, in parte libro storico, in parte romanzo di spionaggio – si basa su un lavoro di ricerca incredibile e ha come filo conduttore un documento scritto da Pucci nel giugno 1945 e classificato dalla Cia come top secret, conservato presso il U.S. National Archives in Maryland e ritrovato solo di recente dai due autori. Sono proprio le parole di Pucci, tratte dal rapporto, a guidare la narrazione, alternandosi alla ricostruzione storica dei fatti. «Il lavoro di indagine per entrare in possesso del documento scritto da Emilio è stato estenuante, il classico ago nel pagliaio. Una volta recuperato, è stato però la chiave di tutto», racconta Idanna. «È stato come conoscere, attraverso quelle pagine, una persona diversa. Ho ricordi di me, a dieci anni, di fronte a questo zio così affascinante, ma leggere le sue parole è stato aprire una porta su un aspetto completamente diverso della sua vita».
Che cosa aggiungono le parole scritte da Emilio nel 1945 alla ricostruzione storica?
«Sono fondamentali, mettono in luce quanto quel periodo fosse complicato, traumatico, umiliante. Lasciare le parole di Emilio per noi è stato vitale nel poter riscattarlo da tutte quelle chiacchiere e quelle voci sul fatto che non fosse un uomo d’onore e mettere invece in chiaro quanto sia stato determinante nel recupero dei diari di Galeazzo Ciano e quanto lui stesso sapesse della loro importanza, quanto fosse cruciale che finissero nelle mani giuste, come poi è successo, tanto da essere poi utilizzati durante il processo di Norimberga per dimostrare la premeditazione delle azioni dei gerarchi tedeschi».
Ad un certo punto Emilio viene prelevato dalla Gestapo e torturato.
«Volevano che lui rivelasse loro dove si stava nascondendo Edda, perché rintracciando lei, avrebbero scoperto i diari. Emilio sapeva che chiunque avesse quei diari aveva una taglia sulla testa».
Perché per lui era importante consegnare i diari di Galeazzo Ciano agli americani?
«Credo lo sentisse come una responsabilità verso l’Italia e gli italiani, la maggioranza dei quali non voleva la guerra e non voleva un’unione con i nazisti. Emilio sapeva di essere l’unico di cui Edda si fidava. Sapeva anche che, nelle mani sbagliate, i diari avrebbero potuto essere manipolati. In una pagina celebre, Ciano riporta il dialogo con Joachim von Ribbentrop (Ministro degli Affari Esteri della Germania nazista dal 1938 al 1945, ndr) che per tre volte urla: “Noi vogliamo la guerra”. Una frase che demolì la narrativa tedesca e divenne la prova della pianificazione del conflitto, considerato il peggiore dei crimini. I Diari rivelano anche la dinamica di potere tra Hitler e Mussolini e il tentativo fallito di Ciano di sganciare l’Italia dalla Germania».
All’epoca i pettegolezzi parlavano di una relazione tra Edda e Emilio.
«Che però i due hanno sempre negato e non c’è nulla nelle sue parole che indichi un rapporto diverso da quello di amicizia. Edda, a domanda diretta, ha sempre risposto che Emilio è sempre stato un gentiluomo, cosa che però non ha impedito di essere attaccato, dopo la guerra, da chi lo considerava l’amante della figlia di un fascista.
Nel libro ristabiliamo la verità, raccontiamo come i due si fossero conosciuti a Capri nel 1941, lei sopravvissuta all’affondamento della nave della Croce Rossa sulla quale era infermiera, lui sopravvissuto dalla missione in Libia come pilota di caccia. Si rivedranno poi nel 1943, quando Emilio chiede a Edda di facilitare un incontro con Mussolini: voleva parlargli della difficile situazione degli uomini dell’aviazione, ma l’incontro non ci fu mai».
Finita la guerra, Emilio diventa un famoso stilista. Da quel momento smette però di parlare del primo periodo della sua vita.
«In quel periodo subito dopo a guerra a nessuno piaceva ricordare, neanche a mio padre. Erano tutti rivolti verso il futuro, nel tentativo di ricostruire la normalità della loro vita, ma anche la reputazione di un Paese che è stato distrutto e demonizzato. Emilio a 45 anni sposa una ragazza di 20 e credo che lo faccia apposta, per evitare domande e ricordi del passato. E diventa uno stilista del colore, proprio per contrapporsi al nero delle uniformi fasciste. La sua moda così gioiosa è una reazione ai dolori della guerra».
Nel libro c’è una parola che ritorna spesso: serendipità. L’incredibile vita di Emilio sembra un elenco di cose che succedono quasi per caso.
«È vero, è parte della sua fortuna. Era un uomo curioso, aperto, positivo, ricco di immaginazione e di spirito. Era uno che attraeva energie e connessioni. Da quando, ancora studente, è costretto a lasciare gli Usa e tornare in Italia e decide di viaggiare attraverso l’Asia fino a quando diventa stilista quasi per caso, grazie a una foto, che è poi la copertina del libro, passando per quando, non potendosi pagare la retta al Reed College, propone in cambio di allenare la squadra di sci della scuola e finisce a disegnare le divise».
La copertina (in foto) ha in effetti anch’essa una storia incredibile.
«Emilio si trovava in Svizzera per una vacanza sulla neve insieme a un’amica. Succede che l’amica bagna la sua tuta da sci e quindi deve cambiarsi. Emilio le fa indossare un look combinando capi suoi, quindi maschili, e capi di lei, quindi femminili. La reporter Toni Frissell, che stava lavorando sulle piste a un servizio per Harper’s Bazaar, nota quell’outfit così insolito per lo sci e lo fotografa. Quella foto finisce sulla scrivania della leggendaria direttrice Diana Vreeland che la pubblica nel numero di dicembre 1948 di Harper’s Bazaar. Da lì nasce tutto: il famoso negozio Lord & Taylor chiede a Pucci di disegnare una linea di abbigliamento femminile, che Emilio produce partendo da zero».
Che cosa spera che i lettori colgano da questo libro?
«I giovani, mi piacerebbe che percepissero l’importanza della curiosità e dell’immaginazione, e il fatto che non bisognerebbe affidarsi troppo al telefonino perché con quello si può imparare soltanto ciò che qualcun altro ha già imparato prima di noi, ma non si può essere una mente innovativa. I meno giovani vorrei che si soffermassero sull’aspetto storico e che capissero che purtroppo la storia si può ripetere».