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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Lampedusa, a un mese muore di freddo subito dopo lo sbarco

I numeri sono sempre freddi, freddi come il mare che ha ucciso un’altra bimba, vittima dei trafficanti di esseri umani e delle condizioni impossibili in cui i tanti migranti in attesa di partire per l’Europa sono costretti a viaggiare. La piccola si chiamava Fatmata e aveva poco più di un mese (cinque settimane); viaggiava con la mamma ventenne e la sorellina più grande, come lei originarie della Costa d’Avorio, ed è morta a Lampedusa dopo una traversata terribile durata un giorno intero col mare grosso, dopo essere partita da Sfax El Amra, in Tunisia: si è conclusa nelle prime ore del mattino di ieri, dopo il soccorso da parte della Finanza, allertata da una Ong.
«La piccola aveva i vestitini intrisi di acqua di mare – spiega Francesco D’Arca, responsabile del Poliambulatorio dell’isola -, in queste condizioni è andata in ipotermia. Abbiamo provato tutte le manovre rianimatorie, ma non c’è stato nulla da fare». Il decesso è avvenuto dopo lo sbarco, i compagni di viaggio non si erano accorti di niente, ringraziavano Allah per essere arrivati sani e salvi.
I numeri, eccoli: dicono che al 31 marzo gli sbarchi si erano ridotti del 33,6% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno, ma raccontano pure che al 12 marzo scorso c’erano già 545 morti o dispersi, contro i 144 dello stesso periodo del 2025. E la piccola, ancora senza nome, è una delle tante vittime che non tengono conto dei trend e delle statistiche: muoiono e basta, mentre le Ong contestano con forza l’operato del governo e le nuove norme in vigore, molto penalizzanti per chi presta soccorso ai disperati del mare. A Lampedusa si verificava l’ennesima tragedia, dice ad esempio Sea Watch, e a Brindisi veniva indagato il comandante della nave della Ong tedesca: «Ha salvato 166 persone. Il comandante è stato costretto a portare i migranti salvati in un porto lontano dai luoghi in cui sono stati sottratti alla furia del mare e ora lo indagano pure».
Sono stati i soccorritori, al momento dello sbarco sul molo Favarolo, ad accorgersi che le condizioni della piccolissima passeggera del barchino di metallo di sette metri di lunghezza, su cui erano stipate 55 persone, erano gravissime. «Nemmeno la madre – dicono i compagni di viaggio, parlando con medici e infermieri – se ne era resa conto. Siamo sconvolti». La partenza era avvenuta alle 2 del mattino di venerdì, il viaggio era costato da 400 a 600 euro a testa, pagano anche i minorenni, in tutto una ventina, non accompagnati e provenienti da Burkina Faso, Guinea, Gambia e Sierra Leone. Gli altri migranti arrivano anche da Nigeria, Camerun, Sierra Leone e Mali.
L’indagine della Procura di Agrigento, con l’autopsia ordinata sul cadaverino, rischia di lasciare il tempo che trova: quattro degli uomini e delle donne a bordo dell’imbarcazione quanto mai precaria portano sui corpi segni di violenza, per le botte subite dai trafficanti, nelle varie tappe del lungo viaggio dall’Africa centrale fino alla Tunisia, da dove c’è l’imbarco per l’ultimo segmento di un itinerario che nel complesso arriva a costare da tremila a cinquemila euro. Sarà sentita la madre, ventenne e sotto choc, assistita da un gruppo di psicologi, per ricostruire i dettagli della traversata. La salma è stata trasferita alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana. Non si hanno al momento notizie del padre delle due bambine.
«Non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita», dice Save the Children in una nota. E Laura Marmorale, di Mediterranea Saving Humans: «Tutti gli sforzi del governo italiano sono concentrati a sostenere le milizie libiche e tunisine che catturano le persone in mare o a criminalizzare la solidarietà. Mentre per salvaguardare la vita delle persone si dovrebbe consentire loro di arrivare in Europa attraverso canali sicuri e legali».