La Stampa, 16 maggio 2026
Brandizzo, in 21 verso il maxi-processo
I nomi in calce alla richiesta di rinvio a giudizio sono di 21 persone. E sono quelle per le quali la procura di Ivrea ha depositato nelle scorse ore l’atto che chiede il processo. È a una svolta l’inchiesta sulla strage ferroviaria di Brandizzo costata la vita, nella notte tra il 30 e il 31 agosto 2023, a cinque operai: Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa e Giuseppe Saverio Lombardo.
Tre le società che i pm Valentina Bossi e Giulia Nicodemi, coordinati dalla procuratrice Gabriella Viglione ritengono responsabili di quella mattanza sui binari: Rfi, la Clf di Bologna (società appaltatrice) e la ditta subappaltatrice Si.Gi.Fer di Borgo Vercelli, per la quale lavoravano i cinque operai travolti e uccisi dal treno partito da Alessandria e diretto al deposito di Torino e che viaggiava a 160 chilometri orari. Le società sono chiamate in causa ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti.
Rischiano il processo per omicidio colposo e disastro ferroviario anche i vertici di Rfi. Tra questi figurano due ex amministratori delegati: Vera Fiorani (in carica fino al 19 maggio 2023) e Gianpiero Strisciuglio (attuale ad di Trenitalia), rimasto in carica fino al marzo 2025.
Nell’indagine è coinvolta anche la filiera dei dirigenti responsabili della circolazione ferroviaria nazionale: il responsabile nazionale delle infrastrutture Luca Cavacchioli, il responsabile della Direzione Circolazione Lavori Daniele Moretti, Antonella Carrubba (responsabile circolazione area Torino) e il suo collega Daniele Mari. Figurano inoltre Giovanni Carrassi, specialista dei cantieri Rfi, e Lorenzo Bestini, capo dell’Unità manutentiva. Nell’elenco della procura compaiono anche Antonio Massa, capo tecnico e preposto Rfi sul cantiere, e Andrea Girardin Gibin, caposquadra di Si.Gi.Fer: quella notte erano presenti alla stazione ferroviaria di Brandizzo insieme agli operai poi travolti dal treno. Coinvolto anche il vertice della Si.Gi.Fer.: Simona Sirianni (amministratrice unica), Franco Sirianni (amministratore di fatto), Daniele Sirianni (delegato alla sicurezza) e il direttore di cantiere Cristian Geraci.
Secondo l’accusa, la tragedia sarebbe stata causata da una errata valutazione dei rischi e della mancata sicurezza nella gestione dei cantieri ferroviari, oltre che dall’assenza di un piano di sicurezza e coordinamento tra committente ed esecutori dei lavori.
La dinamica è ricostruita attraverso cinque audio agli atti dell’inchiesta. Dalla prima telefonata delle 22,29 in cui il caposcorta Massa contatta il Centro di Chivasso per preparare i lavori di manutenzione e richiede un’interruzione tecnica programmata tra Chivasso e Settimo (senza ottenerla) all’ultima delle 23,50, che arriva appena un minuto dopo il passaggio del treno merci a Brandizzo, che travolge i cinque operai sui binari. Massa chiama in stato di shock il Centro di Chivasso, che inizialmente non comprende la gravità dell’accaduto. «Non sapevo che ci fosse ancora un treno», dice Massa; dall’altra parte gli viene risposto che era stato comunicato.
In attesa che il giudice per le indagini preliminari fissi la data dell’udienza, resta aperto il problema dell’aula: il tribunale non dispone di uno spazio adeguato per ospitare un processo con numerosi imputati, difensori e parti civili. Sono in corso interlocuzioni tra ministero dell’Interno, Regione e Comune, oltre alla Procura generale, per individuare o realizzare un’aula idonea.