repubblica.it, 17 maggio 2026
I conflitti d’interesse di Trump
C’è un “trust” che negli ultimi mesi ha mosso tra i 220 e i 750 milioni di dollari in azioni, fondi e bond, potendo contare in anticipo su informazioni sensibili di primo piano. E la “fonte” di quelle informazioni vive alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato una serie di operazioni finanziarie milionarie, con acquisti di titoli di grandi aziende americane. È quanto emerge dai documenti pubblicati dall’Office of Government Ethics degli Stati Uniti, l’agenzia indipendente creata dopo lo scandalo Watergate, negli anni ’70, per evitare conflitti di interesse e casi di corruzione nell’amministrazione americana.
In cosa ha investito la famiglia Trump
Secondo i nuovi report, che coprono i primi tre mesi del 2026, gli acquisti di titoli del fondo legato alla famiglia Trump hanno riguardato Microsoft, Meta, Oracle, Broadcom, Bank of America e Goldman Sachs, oltre a operazioni su obbligazioni municipali. La cifra ha una forbice così ampia perché le operazioni vengono quantificate in base a un range, non con il valore preciso, considerate le fluttuazioni. E qui si parla di migliaia di operazioni. Da un minimo di un milione e a un massimo di cinque milioni di dollari sono stati investiti, per esempio, in un fondo indicizzato dell’S&P 500, Nvidia e Apple, due corporation con cui Trump ha condotto trattative per ampliare loro il mercato. Le decisioni del presidente potrebbero risultare proficue anche per l’uomo d’affari.
Tra le grandi cessioni, per un valore tra i 5 e i 25 milioni di dollari, figuravano Microsoft, Amazon e Meta. La Casa Bianca ha negato qualsiasi conflitto d’interesse. “Le partecipazioni finanziarie del presidente Trump sono detenute esclusivamente tramite conti a gestione totalmente discrezionale amministrati in modo indipendente da istituzioni finanziarie terze, che hanno autorità unica ed esclusiva su tutte le decisioni di investimento. Le operazioni vengono eseguite e i portafogli riequilibrati tramite processi e sistemi automatizzati gestiti da tali istituzioni”, ha dichiarato alla Reuters un portavoce della Trump Organization. Il trust non elimina l’obbligo della dichiarazione da parte del presidente. Per questo Trump è stato chiamato in causa.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, a gennaio dell’anno scorso, il tycoon ha reso pubbliche le sue transazioni finanziarie attraverso una serie di dichiarazioni etiche ufficiali. Gli asset del presidente sono gestiti da un trust controllato dai suoi figli, che continuano a fare affari e a investire in società i cui affari possono essere legati alle decisioni del padre. Alcune di queste sono nel settore militare della produzione di droni, altre riguardano la cryptovaluta. La dichiarazione dei redditi di Trump, invece, non è stata ancora resa pubblica. L’amministrazione ha concesso al suo “capo” di spostare la scadenza di quarantacinque giorni.