Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 17 Domenica calendario

La Germania medita di comprare armi e droni dall’Ucraina

È una nemesi. O forse no. Perché forse è sin troppo ovvio che un Paese in guerra da cinque anni contro la Russia sia diventato un Paese avanzatissimo nello sviluppo della tecnologia militare. Nel settore dei droni, diventati cruciali in molti conflitti attuali, l’Ucraina è diventata un’avanguardia globale. Tanto che Volodymyr Zelensky è andato a marzo persino nei Paesi del Golfo Persico funestati dagli attacchi iraniani – Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Kuwait – a vendergli droni di ultima generazione.
Ma nell’eterna attesa di missili a lungo raggio europei e americani, Kiev ha lavorato negli ultimi anni anche alla produzione in proprio di questo tipo di armi che possono penetrare in territorio russo per distruggere infrastrutture militari. E ha cominciato a sviluppare i missili “Flamingos”. Che adesso potrebbero clamorosamente riempire il più clamoroso buco nelle forniture di Tomahawk annunciato dall’America di Donald Trump.
Il rifiuto del Pentagono di fornire i missili a medio raggio promessi dalla scorsa amministrazione Biden alla Germania sta destando grande preoccupazione, a Berlino. E il ministro della Difesa, Boris Pistorius, ha detto durante un viaggio recente in Ucraina che “per quanto sia un fatto triste”, il Paese aggredito dalla Russia ha sviluppato un’enorme esperienza sul campo. E ha ammesso che la Germania sta comprando armi da Zelensky che Berlino non è ancora in grado di produrre.
Il ministro socialdemocratico è stato tra i rari politici occidentali a visitare persino il fronte orientale. E secondo la Sueddeutsche Zeitung starebbe valutando di ovviare alle mancate forniture americane comprando da Kiev droni a lungo raggio e persino i missili “Flamingo”, anche se sono ancora in fase di sperimentazione.
Sei Paesi europei si sono accordati, com’è noto, per produrre missili a medio e lungo raggio. Il progetto “Elsa”, sottoscritto da Germania, Italia, Francia, Polonia, Svezia e Regno Unito, ha tuttavia tempi di sviluppo lunghi: almeno cinque anni. Nel frattempo, stracciando l’accordo sui Tomahawk, Trump ha creato un’enorme vulnerabilità in più alla Germania e all’Europa, che i tedeschi stanno cercando risolvere altrimenti.
Oltre a ricorrere alla “soluzione ucraina”, Pistorius spera ancora di risolvere il contenzioso con gli americani. Il sottosegretario alla Difesa Hilmer è stato già in missione a Washington, Pistorius è atteso negli Stati Uniti a fine maggio. Obiettivo: convincere gli americani a sottoscrivere un nuovo accordo sui Tomahawk, ma anche proporre nuove joint ventures tra americani e tedeschi per lo sviluppo di missili. E oggi il presidente ucraino, dopo una telefonata con Emmanuel Macron, ha annunciato che la Francia è pronta a cooperare con Kiev per lo sviluppo di un sistema di difesa antimissile balistico.