la Repubblica, 16 maggio 2026
“Ucciso il capo di Hamas a Gaza”: raid dell’Idf contro “il fantasma”
Nel mezzo della tregua finta, qual è quella a Gaza dichiarata sette mesi fa e mai veramente rispettata, a sorpresa Israele ha colpito con un raid aereo il capo di Hamas nella Striscia, Izz al-Din al-Haddad. «Abbiamo indicazioni che l’operazione sia andata a buon fine», riferisce una fonte della sicurezza israeliana. A giudicare dal tono trionfale della nota congiunta di Netanyahu e del suo ministro della Difesa, che ne ha dato notizia, è probabile che l’ultimo leader militare di Hamas coinvolto nel 7 Ottobre sia stato davvero ucciso. E che, dunque, il cessate il fuoco sia a rischio.
«Ha tenuto in ostaggio i nostri concittadini con estrema crudeltà, lanciando attacchi terroristici e rifiutandosi di implementare l’accordo raggiunto dal presidente Trump sul disarmo di Hamas e la demilitarizzazione della Striscia», recita la nota. «È un chiaro messaggio a tutti gli assassini: prima o poi, Israele vi prenderà». Quando questo giornale va in stampa, Hamas non ha ancora replicato, né ha confermato la morte del 56enne al-Haddad, detto “il fantasma” per come, dal 2023, è riuscito a sopravvivere a diversi attentati, passando da tunnel a tunnel, riparandosi negli anfratti della distruzione, e guidando le brigate Qassam: prima come capo di una delle due brigate di Gaza City, poi, dopo l’uccisione di Mohammed Sinwar nel maggio 2025 (morte confermata dal movimento islamista palestinese solo nel gennaio successivo), come comandante di tutti i miliziani nella Striscia di Gaza.
L’ordine di ucciderlo è stato dato da Netanyahu una settimana e mezza fa. L’intelligence israeliana ha ricostruito gli spostamenti di al-Haddad e lo ha individuato dopo poco, secondo quanto afferma la fonte della sicurezza al sito Ynet. Quando è stato visto uscire dal suo nascondiglio, i caccia si sono alzati in volo: il primo missile ha centrato un palazzo a Rimal, quartiere di Gaza City, distruggendo un appartamento; il secondo raid ha preso di mira la macchina che si stava allontanando dall’edificio. «Per ora, si contano sette morti: quattro nell’appartamento, tre nell’auto», riferiscono i medici palestinesi accorsi sul posto. «Il bilancio delle vittime crescerà».
Durante le fasi più intense del conflitto, al-Haddad è stato visto nelle prigioni con gli ostaggi, tra cui le cinque militari osservatrici rapite dalla base di Nahal Oz: secondo le Idf, li usava come scudi umani per evitare di essere colpito dalle bombe. Il “fantasma” aveva anche cambiato aspetto, rasandosi la barba e tingendosi di nero i capelli. Eitan Mor raccontò di averlo incontrato diverse volte durante la prigionia. «Il primo giorno indossava un cappello e ha iniziato a parlarmi in ebraico. Mi disse di non preoccuparmi, che sarei stato liberato entro due settimane. Ha voluto i miei dati anagrafici, il mio numero di telefono e quello di mio padre».
Il ministro della Difesa Israel Katz ieri sera ha informato del raid contro al-Haddad la famiglia di Liri Elbag, sequestrata per 477 giorni, e lei sui social ha pubblicato un post in cui ha scritto: «Ogni cane ha il suo giorno, e tu sei un pezzo di cane».
Cosa succederà ora alla finta e fragile tregua rimane un’incognita. Da quando è stata annunciata nell’ottobre scorso, le Idf hanno ucciso più di 700 palestinesi sostenendo che fossero «sospetti e miliziani», ci sono stati molti bombardamenti e scontri a fuoco con le Brigate Qassam, la linea gialla che segnala l’area sotto controllo dello Stato ebraico si è allargata a occupare il 60 per cento della Striscia, e il piano di Trump è fermo al palo: la forza di stabilizzazione internazionale non si è formata, pochissimi i soldi arrivati al Board of Peace nonostante le promesse dei partecipanti di versare 17 miliardi di dollari.
«Al-Haddad era contrario al disarmo», è la giustificazione di Netanyahu per l’ennesima – questa clamorosa – violazione dell’accordo della tregua. Non è detto che sia sufficiente a scongiurare la reazione di Hamas.