la Repubblica, 16 maggio 2026
Ex Ilva, Flacks non molla la presa
Flacks Group prova il rilancio per l’ex Ilva. Il fondo statunitense non molla la presa e tenta di rimontare rispetto all’altro potenziale acquirente, il gruppo indiano Jindal Steel International. La società con sede a Miami annuncia la costituzione di un tavolo tecnico con players italiani e stranieri. L’obiettivo è costruire un percorso industriale per il rilancio del complesso siderurgico, rafforzandone – viene fatto sapere – «la continuità produttiva, la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali e la sostenibilità ambientale».
I possibili partner
La mossa non è inedita perché ripropone quanto annunciato già al momento della presentazione dell’offerta. Michael Flacks aveva parlato pubblicamente di contatti con il gruppo Danieli e con gli ucraini di Metinvest. Adesso è pronto a tornare alla carica, anche se, stando a quanto trapela, non ha ancora fornito ai commissari le integrazioni di natura finanziaria richieste.
Tempi più lunghi
Il lavoro delle due strutture commissariali procede non senza difficoltà. C’è un allungamento dei tempi rispetto alla tabella di marcia annunciata dal ministro Adolfo Urso, che prevedeva la chiusura dell’istruttoria sulle offerte di acquisto a fine aprile. Lo slittamento è dovuto alla necessità di acquisire dettagli sui piani industriali. I commissari hanno proseguito le interlocuzioni sia con Flacks che con Jindal. Con il gruppo indiano nelle ultime settimane si sono intensificati i momenti di confronto e di approfondimento. Rispetto alla proposta iniziale, che prevedeva la produzione di soli 2 milioni di tonnellate di acciaio l’anno a Taranto con un solo forno elettrico e un organico di 4.500 unità rispetto agli 8.000 addetti attuali, pare che Jindal abbia presentato alcune integrazioni, aprendo a possibili revisioni al rialzo.
L’ipotesi nazionalizzazione
Sul tavolo rimane la richiesta di un prestito temporaneo da parte dello Stato. Sia Jindal sia Flacks, infatti, chiedono che nella fase iniziale ci sia un intervento pubblico di almeno 500 milioni. La richiesta potrebbe spingere il governo a prendere in considerazione l’ipotesi, finora sempre scartata, di una nazionalizzazione attraverso la costituzione di una società pubblica o mista. Le valutazioni che al termine dell’istruttoria sulle due offerte di acquisto i commissari trasmetteranno al Mimit, cui spetterà l’ultima parola, potrebbero aprire nuovi scenari. Le pressioni dei sindacati, alle quali si sono aggiunti numerosi appelli dal mondo industriale per salvare l’ex Ilva e tutelare la produzione di acciaio italiano, potrebbero spingere il governo a cambiare strada.