Corriere della Sera, 17 maggio 2026
Eurovision, stravince la Bulgaria. Israele secondo tra i fischi
«Bangaranga»!. La Bulgaria e Dara vincono la settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest. Al secondo posto Israele, Romania sul podio. Un balcan-urban che sarà anche da giostra, ma è una hit. Cosa vuol dire «Bangaranga»? È una parola del patois giamaicano per dire casino, rivolta. La 27enne spiega che per lei indica il momento in cui «scegli l’amore e non la paura».
L’Italia con Sal Da Vinci, commosso alla fine dell’esibizione di «Per sempre sì», si prende il quinto posto. Il curniciello napoletano che il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha regalato a Sal Da Vinci non ha dato il colpo finale ma va bene così. Il ministro («La musica è cultura quindi anche turismo») era qui in delegazione con Enzo Mazza e Bruno Sconocchia, ceo di FIMI e presidente di AssoMusica, le associazioni di categoria di discografici e promoter per fare network. Sal, con Gigi D’Alessio, Massimo Ranieri, Serena Rossi e Placido Domingo sarà fra le voci dell’evento che il 5 giugno all’Arena di Verona lancerà all’Unesco la candidatura della canzone napoletana a patrimonio culturale dell’umanità.
Si parte a tutta Austria: l’orchestra sinfonica della Orf di Vienna apre la serata accompagnando JJ, vincitore della scorsa edizione, fra Mozart e pop, e i ballerini in costumi bianchi e rossi, i colori nazionali. Alla vigilia i favoriti erano la Finlandia, in cima ai pronostici da settimane, con Australia e Bulgaria in grande rimonta e la Grecia sempre lì. Il duo finnico cerca la ricetta che accontenti tutti: il violino classico di Linda Lampenius per darsi un tono, l’eurodance di Pete Parkkonen per colpire alla pancia, le fiamme per dare il senso epico: il gusto si appiattisce. L’australiana Delta Goodrem sembra aver progettato tutto con l’AI: melodia e crescendo che sembrano fermi agli anni Zero (quando ha avuto il suo momento da diva internazionale), l’acuto (l’intonazione però c’è) col sorrisone televisivo, lo show da Las Vegas con lei che si innalza sul pianoforte dorato. Con «Ferto» il greco Akylas fa passare più il meme, lui vestito da gattone e l’estetica da videogame, rispetto al messaggio anticapitalista del vuoto che deve affrontare la sua generazione, cresciuta durante la crisi economica del Paese.
Da qualche anno i temi geopolitici sono importanti quanto la musica. L’ideale di imparzialità tanto caro all’EBU, l’ente che riunisce le tv nazionali del continente e organizza il festival, traballa. Il caso di questa edizione è stato la presenza di Israele. Non per la canzone («Michelle»). Non per il cantante (Noam Bettan). Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia hanno scelto il boicottaggio e si sono chiamate fuori per l’invasione di Gaza. Ai cori «stop al genocidio» della prima semifinale Bettan ha risposto ieri chiudendo la sua esibizione con «Il popolo di Israele vive». Fischi per lui durante le votazioni. Ieri pomeriggio nel centro di Vienna c’era stata una manifestazione proPal cui avevano partecipato, secondo i media austriaci, circa 3mila persone. C’era anche Salah Abdel Shafi, ambasciatore palestinese, che ha definito l’Eurovision una «vergogna» e «un tentativo di normalizzare il genocidio». Su Israele c’è anche il sospetto che, contro il fair play del regolamento, l’anno scorso abbia inquinato il televoto con delle campagne social finanziate dal governo. Il New York Times ha analizzato documenti riservati e mostrato che il balzo in avanti di Israele nel televoto del 2025 (quest’anno comunque secondi) avrebbe potuto essere pilotato da gruppi organizzati. La scivolata di Martin Green, produttore esecutivo dello show, sul motivo per cui la Russia sia esclusa e non Israele, due Paesi impegnati in offensive belliche, non aiuta. La sospensione della Russia, ha detto Green, è stata scelta perché la rete Vgtrk non è riuscita a dimostrare la propria indipendenza dal governo Putin. Non per l’invasione, come tutti pensavano. Se la tv rientrasse in quei canoni, anche con la guerra in corso, Green ha detto che «teoricamente» Mosca potrebbe tornare. Tentativo di rimedio alla conferenza stampa di ieri sera: «Non ci sono dialoghi o ipotesi aperte». Sul palco la risposta della concorrente: «Slava Ukraini», gloria all’Ucraina.