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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Marchio Michelangelus, sfida tra un imprenditore e Vaticano

Nel nome (e nel segno) di Michelangelo un imprenditore del turismo di Riva del Garda, Lorenzo Risatti, si è messo contro il Vaticano. La Santa Sede voleva registrare il marchio “Michelangelus”. E la Fabbrica di San Pietro, l’antichissimo ente vaticano nato per progettare, costruire e poi mantenere la Basilica di San Pietro, aveva avviato le pratiche all’Euipo, l’ufficio che autorizza i marchi dell’Ue. Tutto a posto finché, inaspettatamente, il 7 aprile, lo stop: ad Alicante in Spagna, sede dell’Euipo, arriva una lettera di opposizione alla registrazione. In sostanza dice che il Vaticano non può utilizzare la denominazione Michelangelus come gli pare, cioè per 14 classi merceologiche, dalle pentole agli eventi musicali. E pazienza che alcune delle più grandi opere di Michelangelo Buonarroti siano dentro le mura vaticane, che lui stesso sia stato architetto capo della Fabbrica e che il latino sia piuttosto affine al linguaggio della Chiesa. La pratica si ferma.
Legali in campo
Mittente della lettera: “Michelangelo International Travel srl” di Lorenzo Risatti (66 anni), un conglomerato di hotel, ristoranti e, soprattutto, tour operator, 135 dipendenti con 100 milioni di fatturato (gran parte estero). Avvocati in campo, Risatti contro Leone XIV: i professionisti della Bugnion spa per il tour operator, Fabio Boscariol De Roberto (Tonucci & Partners) per il Vaticano.
“Michelangelus” non è solo un marchio commerciale ma un progetto, un’operazione culturale, identitaria e tecnologica, lanciata in occasione dei 400 anni dalla dedicazione (consacrazione) della Basilica di San Pietro (1626-2026). «È stato realizzato un nuovo font istituzionale, Michelangelus, che si ispira alla grafia del Buonarroti», spiegava a febbraio il cardinale Mauro Gambetti, presidente della Fabbrica. In pratica è stato “digitalizzato” il tratto calligrafico di Michelangelo dopo aver studiato manoscritti, schizzi e lettere autografe; il carattere entrerà anche nel pacchetto Microsoft Office.
Pericolo commerciale?
A questo punto però scatta la domanda: perché l’azienda trentina Michelangelo International, che fa l’agenzia viaggi e gestisce hotel, percepisce un pericolo commerciale nel marchio Michelangelus della Santa Sede che con i viaggi terreni e gli alberghi ha ben poco a che fare? Tra l’altro quello del Vaticano è figurativo (e latino), cioè rappresenta la grafia del Buonarroti mentre quello di Risatti è semplicemente il termine Michelangelo applicato e limitato a servizi legati al turismo e a eventi nel settore musicale (il logo aziendale, tuttavia, disegnato 30 anni fa è stato costruito proprio sulla grafia michelangiolesca: ma non è un marchio registrato).
«Lungi da me voler litigare con il Vaticano – dice Risatti al telefono – tra l’altro ci portiamo migliaia di persone e anche i cori a cantare in San Pietro. Ma loro hanno registrato per molte classi commerciali, viaggi compresi. Vuoi vendere viaggi? Quando i miei del marketing me l’hanno segnalato ho detto: opponiamoci su questo. Esercitiamo un diritto, non possiamo rischiare che ci sia confusione sul mercato». Confusione tra Michelangelo e Michelangelus? «Noi vendiamo praticamente solo all’estero: che differenza vuole che faccia per un tedesco o un americano?».
La rinuncia
Boscariol De Roberto, il legale della Fabbrica, ci dice quello che ancora Risatti non sa: «Il Vaticano ha deciso di rinunciare a tutto ciò che riguarda la promozione turistica», accogliendo di fatto le obiezioni di Riva del Garda. La comunicazione all’Euipo è del 7 maggio. E vengono esclusi dall’uso di Michelangelus anche le categorie servizi pubblicitari, di marketing, pubblicità tv, radio e internet, educazione e istruzione religiosa, attività culturali, ricreative, sportive ecc. Il Vaticano, evidentemente, ha scelto di non impantanarsi in una controversia amministrativa. I legali hanno lavorato di conseguenza. Faccenda chiusa? Probabilmente sì e la pace sia con Michelangelo-Michelangelus.