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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Giorgetti: quando si ha la febbre serve il medico lucido

Venerdì è stata una di quelle giornate che danno da pensare a qualunque governo. E lasciano capire che la clessidra sta scorrendo: se non cambia qualcosa entro un mese o poco più nello stretto di Hormuz, con una riapertura dell’export di petrolio dal Golfo, allora dovrà cambiare qualcosa nel modo in cui le economie avanzate gestiscono una situazione senza precedenti. Area euro e Italia incluse. Non è un caso se Giancarlo Giorgetti rispolvera una metafora medica per spiegare il suo approccio in questa fase: «Quando il paziente ha la febbre il medico deve restare lucido e razionale», dice.
Non è difficile capire cosa intenda il ministro dell’Economia. Venerdì i rendimenti dei titoli di Stato a dieci anni di tutti i Paesi avanzati sono esplosi. Quelli degli Stati Uniti sono saliti di undici punti (cioè dello 0,11%, a un soffio dal 5%), i rendimenti tedeschi di 12 punti, i francesi di 16. L’Italia non poteva restare indenne al grande spostamento, con un’impennata di 17 punti dei rendimenti dei Btp decennali. In questo settore dei mercati, venerdì è stata fra le singole giornate più difficili degli ultimi anni. Crolli del valore dei titoli pubblici a lunga scadenza più bruschi di quelli italiani – prezzi e rendimenti si muovono in direzioni opposte – li ha registrati venerdì solo la Gran Bretagna, fra le principali economie avanzate. E Londra è già un caso per le incertezze politiche e per i danni evidenti della Brexit all’economia.
In realtà sono i rendimenti del debito su tutte le scadenze a essersi spostati verso per l’Italia, come per altri Paesi. La ragione è sotto gli occhi di tutti. Il blocco di Hormuz continua da due mesi e mezzo, il prezzo del petrolio è in rialzo in assenza di una chiara soluzione allo stallo, l’inflazione inizia a mordere. Gli Stati Uniti in aprile registrano un aumento dei prezzi del 3,8% (un po’ sopra le attese), l’Italia del 2,7% (dopo l’1,7% in marzo), l’area euro del 3%. Sono accelerazioni del carovita decisamente sopra agli obiettivi ufficiali.
Significa che a giugno alcune delle principali banche centrali inizieranno ad alzare i tassi d’interesse. Per l’area euro ieri il governatore della Banca di Grecia Yannis Stournaras, di solito cauto, ha iniziato a prevedere «un aggiustamento misurato della politica monetaria in una direzione più restrittiva nel futuro prossimo». L’obiettivo per la Banca centrale europea è di non perdere il controllo dell’inflazione come nel 2021.
Ciò ha ricadute anche per il bilancio in Italia, perché l’aumento dei tassi della Bce fa salire il costo di emissione di nuovo debito. Se persistesse, lo choc di Hormuz farebbe salire quella fattura da interessi ben oltre quanto programmato dal recente Documento di finanza pubblica. Intanto l’Italia sta spendendo un miliardo al mese per ridurre le accise sui carburanti ai consumatori. Vari Paesi europei si muovono in modo simile. Per Roma l’attuale sospensione del prelievo scade il 22 maggio, ma se il blocco del Golfo persistesse sarebbe impossibile per il governo allo stesso tempo proseguire lo sgravio, rispettare le regole europee e rassicurare i mercati. Giorgetti sta chiedendo a Bruxelles di reinterpretare le regole stesse in modo più morbido, ma per ora non trova sostegno fra i colleghi europei. Di qui la cautela del ministro. Perché qualcosa, tra non molto, dovrà per forza cambiare. Solo che oggi nessuno è in grado di dire esattamente cosa, né in quale direzione.