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 2026  maggio 17 Domenica calendario

Meloni al Qatar: vi aiuteremo con la raffineria colpita

Il panorama da foto su Instagram può trarre in inganno. Giorgia Meloni si affaccia su questo golfo mozzafiato cullato dal sirtaki, ma si occupa dell’inferno – conseguenze energetiche comprese – della guerra in Iran. E così dice a Teheran di rinunciare al nucleare, ribadisce che lo Stretto di Hormuz deve riaprire senza pedaggi e che l’Italia, quando sarà, è disposta a fare la sua parte con navi cacciamine. La premier sta qui, in un resort blindatissimo dove la sicurezza chiede i pass anche alle zanzare, per rilanciare una suggestione. Quella del Mediterraneo «cerniera» con i Paesi del Golfo. L’immagine del «ponte» dell’Italia con l’America di Trump è stata dunque sostituita. Meloni annuncia al primo ministro del Kuwait una visita entro dicembre, a quello del Qatar dà disponibilità a compartecipare alla ricostruzione delle infrastrutture della raffineria di gas liquido di Ras Laffan colpita dai missili iraniani con «il sapere tecnologico» di Eni, Snam, Terna e Cipem.
Meloni è sulla punta del Peloponneso, dove terra e mare si specchiano. La premier è ospite dell’Europe Gulf Forum, organizzato dal think tank americano Atlantic Council e da Antenna Group, del genius loci e del quotidiano La Repubblica, Theodore Kyriakou. L’editore l’accoglie e si passa con lei il testimone degli interventi durante il panel: parla prima lui, poi tocca a lei. Il clima, per come lo raccontano quelli che li hanno visti insieme, è di grande cordialità. È ospitata presso il resort 5 stelle Mandarin Oriental, dove passerà la notte.
Si va di racconto perché è impossibile vedere, anche solo per un giro di tavolo, la presidente del Consiglio. Nel resort non possono entrare i giornalisti, se non quelli del gruppo Antenna. Colpo d’occhio: in cielo volano droni, in mare ci sono gommoni che presidiano la costa, la sicurezza si muove a bordo delle macchinette da golf, i fotografi dell’evento, aspettati all’uscita, confessano che hanno scattato certo, ma prima di andarsene hanno lasciato la scheda agli organizzatori. Una temeraria sbirciata sulla spiaggia del resort viene subito bloccata da coraggiosi (vista la temperatura estiva) poliziotti greci in giaccone e cravatta: «Kalispera!». Meglio girare i tacchi.
«Eccola». La premier arriva a bordo di una Maserati messa a disposizione dall’ambasciata. Gli elicotteri fanno un comodo servizio navetta per gli ospiti atterrati al vicino aeroporto di Kalamata. Poi entrano in scena i van con i vetri oscurati: accompagnano i vertici delle istituzioni finanziarie delle due aree, dal vicepremier britannico David Lammy al presidente finlandese Alexander Stubb (compagno di golf di Trump), da Christine Lagarde, presidente della Bce, a Kristalina Georgieva, direttrice esecutiva del Fmi, passando per i capi di governo dei Paesi del Golfo. Questo è «il tempo della policrisi» e serve una «cooperazione strategica», dice la leader davanti a questa platea selezionatissima.
La premier è protagonista anche di un quadrilaterale con il primo ministro di Malta Robert Abela (in collegamento), con quello greco Kyriakos Mitsotakis e con il presidente di Cipro Nikos Christodoulidis (che oggi la riceverà a Nicosia), per «prevenire una crisi migratoria simile a quella del 2015». Argomento forte dopo la dichiarazione di Chisinau, adottata ieri dai 46 del Consiglio d’Europa, che riconosce «la legittimità di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori, come gli hub di rimpatrio in Paesi terzi, sul modello avviato dall’Italia in Albania».
Cala la notte, inizia la cena di gala, scivolano le relazioni di questo vertice così esclusivo. Meloni potrebbe tirare un sospiro di sollievo e rilassare le spalle, se non ci fosse la storiaccia di Modena a non farla staccare dal cellulare.