Corriere della Sera, 16 maggio 2026
Un italo tedesco per la Linke? La corsa elettorale di Pantisano
Luigi Pantisano va di corsa, e un mese dopo l’annuncio che si candiderà a co-presidente della Linke cominciano a uscire interviste, in Italia e Germania. Pantisano, 46 anni, vorrebbe succedere a Jan van Aken, diventando così il primo italo tedesco a guidare un partito in Germania. Nella Linke, un nome storico c’era già, Fabio De Masi, ma erano i tempi della «regina» Sahra Wagenknecht e lei tollerava solo vice. Pantisano, già vicecapogruppo al Bundestag, tenta quindi la scalata. Metà svevo, metà calabrese, è nato vicino a Stoccarda da una famiglia di Gastarbeiter, e da questa esperienza dice di aver tratto molto carburante per entrare in politica: «Ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire essere guardato dall’alto in basso». Architetto e urbanista, ha un fratello, Alfonso, membro della Spd, attivista LGBT e referente della città per la «Queer Berlin». Si definisce parte della nuova generazione, più giovane, moderna, femminista, aperta alle persone d’origine migratoria. Chiede e rivendica che nella Linke si discuta di Palestina «come non si fa in nessuna formazione politica tedesca», e che non si venga espulsi per posizioni antisemite. Nel partito i due grandi temi (migrazione e discussione su Israele) confluiscono in modo nuovo, potenzialmente dirompente in Germania. Pantisano dice che ciò che più interessa alle persone sono però gli affitti troppo alti («è la questione centrale che ci viene segnalata»). È uno dei volti dell’ammodernamento della Linke, fatto di mobilitazione (anche una strategia social mirata ed efficace), che sta conquistando terreno anche a scapito della Spd, sprofondata ai minimi storici. Sarà un partito da osservare nelle prossime elezioni regionali, con un obiettivo neppure più tanto segreto: finire primi a Berlino.