Corriere della Sera, 16 maggio 2026
«Dossier, processate Striano e Laudati»
La Procura di Roma tira le somme della complessa e travagliata inchiesta sugli accessi abusivi ai sistemi informatici della Dna e i falsi dossier creati su personaggi della politica, dello spettacolo, dell’imprenditoria e dello sport e chiede il processo per il finanziere Pasquale Striano e per l’ex sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Antonio Laudati. Con loro sono in totale venti le posizioni che saranno sottoposte all’esame del giudice per le udienze preliminari, inclusi alcuni giornalisti.
Gli accessi sarebbero cominciati nel 2018 e proseguiti per anni con una «consultazione compulsiva di informazioni», si legge nell’avviso di conclusione indagini, finalizzata a reperire elementi poi confluiti in articoli di stampa. Dal giorno della prima perquisizione a Striano, nel marzo del 2023, dopo la denuncia del ministro della Difesa Crosetto, è emersa una mole sconfinata di materiale estrapolato abusivamente dai data base: il solo finanziere ha prelevato 349.055 documenti ai quali si sommano 73.068 rapporti o informative di polizia, 12.709 trascrizioni di intercettazioni telefoniche o ambientali, 12.055 verbali d’interrogatorio e 8.029 richieste di misure cautelari. Raffaele Cantone, il procuratore capo di Perugia dove l’inchiesta era approdata prima di tornare a Roma per competenza, lo ha definito «un verminaio assolutamente inimmaginabile».
L’attività illecita attorno al sistema della Segnalazione operazioni sospette è poi diventato un caso politico all’interno della commissione antimafia per le accuse rivolte al vicepresidente della commissione stessa, il magistrato e parlamentare M5S Federico Cafiero De Raho di aver agevolato o quantomeno non vigilato sull’attività illecita quando era alla guida della Direzione Nazionale Antimafia. Sospetti che lui ha respinto e rivolto a propria volta alla presidente Chiara Colosimo che avrebbe consentito un «uso politico» dell’organismo parlamentare.
Se la richiesta del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco sarà accolta, il processo servirà a trovare un filo conduttore nelle verifiche fatte, tra gli altri, sul ministro dell’Istruzione Valditara, sul senatore Renzi, sull’ex presidente della Figc Gravina, sull’allenatore del Milan Allegri, sul finanziere del «caso Becciu» in Vaticano Mincione. È il primo dei grandi filoni di inchiesta sui dossieraggi che altri casi analoghi ha trovato in Equalize e Squadra Fiore. «Dagli atti emerge che non ho mai effettuato alcun accesso a sistemi informatici, che non ho mai divulgato informazioni», dice Laudati.