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 2026  maggio 16 Sabato calendario

L’inflazione sale, è al 2,7%. S&P conferma il rating italiano

Ancora un test per il debito pubblico italiano che ieri in tarda serata ha superato il vaglio dell’agenzia americana Standard & Poor’s, con una valutazione sul merito di credito del Paese confermata a BBB+ e un outlook positivo. Un giudizio in linea con quello del 30 gennaio scorso, quando l’agenzia aveva lasciato invariato il rating, rivedendo l’outlook a positivo in base alla «resilienza fiscale» del Paese e alla prospettiva di una graduale riduzione del debito pubblico dal 2028. Il rating di S&P segue quello di Dbrs Morningstar, che lo scorso 17 aprile ha confermato il rating italiano a livello A (low), con trend stabile.
La corsa del carovita
Le valutazioni delle agenzie che misurano il merito di credito arriva nelle stesse ore in cui il governo prende atto che il rincaro dei prezzi dei beni energetici e dei beni alimentari fa schizzare nel mese di aprile l’inflazione al 2,7% (a marzo era all’1,7% e il mese ancora precedente all’1,1%). Il dato, sebbene inferiore alla stima preliminare del 2,8%, conferma l’inflazione ai massimi da settembre 2023, allarmando Codacons che prefigura una stangata da 23 miliardi, con un aggravio di 900 euro a famiglia. A correre è anche il debito pubblico che in marzo registra un aumento di 19,5 miliardi rispetto al mese precedente, risultando pari a 3.158,8 miliardi (un nuovo picco storico dopo che il 2025 si era chiuso con un valore di 3.096 miliardi). Dai dati sulla finanza pubblica comunicati da Bankitalia emerge che la quota di debito in mano agli investitori stranieri è in crescita, mentre risulta in lieve calo quella detenuta da famiglie e imprese italiane. I dati italiani ricadono nel quadro macroeconomico che rivela la fragilità dei Paesi dell’Eurozona. A pesare sono fattori noti come la tensione sui prezzi dei carburanti e dei beni energetici innescata dalla guerra in Iran, l’inflazione che torna a gravare sui bilanci delle famiglie, con effetti sui consumi, e gli investimenti delle imprese che segnano il passo.
L’Eurozona frena
Un contesto riassunto dal bollettino della Banca centrale europea, dove è certificato il rallentamento dell’economia, con il Prodotto interno lordo nell’area Euro che nel primo trimestre segna +0,1% rispetto al trimestre precedente (mentre in confronto allo stesso periodo del 2025 è +0,8%). Il dato del Pil italiano nel primo trimestre è invece +0,2% su base congiunturale e +0,7% rispetto ai primi tre mesi del 2025. Nel bollettino la Bce segnala che «le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e per l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia». In questo scenario gli occhi di famiglie e imprese restano puntati sulle mosse di Francoforte verso possibili rialzi dei tassi per raffreddare la corsa dei prezzi.
La fiducia di Giorgetti
Dal versante italiano il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, fa una sintesi e spiega:«Per quanto riguarda l’Italia, stiamo attraversando una fase molto complessa. Il contesto globale è difficile, le condizioni finanziarie sono più restrittive e i flussi commerciali stanno rallentando. Ciononostante – osserva –, l’economia italiana ha dimostrato resilienza e solidità sufficienti per affrontare l’attuale fase di incertezza». Il titolare del Tesoro, durante il suo intervento al forum economico Investopia, rivendica la scelta adottata finora in materia di conti pubblici: «La responsabilità fiscale e un approccio prudente alla finanza pubblica restano i pilastri centrali della strategia economica dell’Italia. Sono elementi essenziali per preservare la fiducia dei mercati, la credibilità e la stabilità, nonché per poter rispondere agli shock esterni. Questo percorso è stato riconosciuto positivamente dai mercati finanziari».
Titoli di Stato
Le considerazioni di Giorgetti coincidono con l’ennesima giornata di fibrillazione dei mercati a causa delle tensioni geopolitiche. Ieri lo spread ha toccato quota 78 punti base (con i rendimenti del decennale in rialzo e vicini al 4%), l’Italia dopo lo scoppio della guerra in Iran rischia di pagare di più il proprio debito sovrano. In aumento anche il decennale della Grecia al 3,87% (+14 punti) e quello della Spagna al 3,58% (+13 punti), oltre che i rendimenti dei titoli di Stato del Tesoro Usa con un balzo del trentennale al 5,117%.