Corriere della Sera, 16 maggio 2026
Merz «boccia» gli Usa: «Non ci manderei i miei figli»
Il cancelliere Merz sconsiglierebbe ai figli, in questo momento, di studiare in America. Come l’avrà presa Donald Trump, lo stesso Trump che ha reagito infuriato alla precedente dichiarazione di Merz, secondo cui gli Stati Uniti sono stati «umiliati» dall’Iran? Per ora non è dato saperlo, ed è probabile che a Trump, in Cina, non sia arrivato l’ultimo pensiero espresso a ruota libera dal cancelliere. È invece arrivata la telefonata da lungo richiesta proprio da Berlino per un colloquio (e un chiarimento) a due. E questa, invece, è andata molto bene secondo le fonti ufficiali. «Buona telefonata con il presidente americano – ha scritto Merz su X —. Siamo d’accordo: l’Iran deve ora sedersi al tavolo dei negoziati». Dice che hanno parlato anche dell’Ucraina e che «la Germania e gli Usa sono partner forti in una Nato forte». Ma è la prima parte, precedente alla telefonata, che desta curiosità, per capire se Merz incapperà in altre ire di Trump, che lo aveva già attaccato dicendo che «il cancelliere tedesco non sa di cosa parla» e che «non c’è da stupirsi se la Germania va così male, sia economicamente sia sotto altri aspetti». Fino a legare il ritiro di 5 mila soldati dall’Europa proprio a quella dichiarazione sull’Iran. Merz aveva parlato in mattinata alla Giornata dei cattolici a Wurzburg. Sollecitato nel forum, ha affermato: «Oggi non consiglierei ai miei figli di andare negli Stati Uniti, di formarsi lì e di lavorare lì, semplicemente per il clima sociale che si è sviluppato». E, incoraggiando i ragazzi a stare in Germania («sono convinto che ci siano pochi Paesi nel mondo che offrono tante opportunità»), ha continuato: «Le persone meglio educate in America hanno grande difficoltà a trovare un buon lavoro». Merz, che si vantava di aver fatto più di cento viaggi negli Stati Uniti, ha ammesso: «Sono un grande ammiratore degli Stati Uniti», aggiungendo però subito: «La mia ammirazione al momento non sta crescendo», tra risate e applausi. Con un Merz così bifronte, a quale dare la precedenza? A quello che si distacca lentamente dai suoi miti americani fino a riconoscere che non sono più tali, o a quello che cerca in ogni modo di ricucire con Trump? Certo, si può distinguere tra ragione pratica (della politica) e sentimenti che si sono raffreddati, tra ragion di Stato e critica culturale. Ma non è detto che Trump sia così sottile. Né che gli elettori tedeschi ci capiscano granché