Corriere della Sera, 16 maggio 2026
Sub, recupero ad alto rischio. Il giallo della bombola vuota
Il corpo di Gianluca Benedetti è stato ritrovato nella seconda delle tre grotte collegate a circa 50 metri di profondità. Con la sua bombola d’ossigeno scarica, a zero. Il che fa pensare che qualcosa nella grotta ha bloccato o fatto perdere la via d’uscita ai cinque sub. Morti dunque, uno dopo l’altro, perché l’ossigeno è finito. Un passo indietro.
È giovedì pomeriggio quando cinque italiani non ritornano più a galla da un’immersione nelle profondità delle acque delle Maldive. Undici del mattino. A tuffarsi da uno yacht (Duke of York), sono persone apparentemente esperte, nell’ambito di una crociera scientifica. Si tratta di Monica Montefalcone, 51 anni, docente in Ecologia all’ateneo di Genova, di sua figlia, Giorgia Sommacal, 22 anni, di Muriel Oddenino, ricercatrice, 30, e degli istruttori subacquei Gianluca Benedetti, 44, e Federico Gualtieri, 31 (l’Ateneo genovese farà però sapere che «solo la professoressa e la ricercatrice sono state autorizzate e sovvenzionate per un progetto di ricerca e che l’immersione non ne faceva parte»). Pian piano si mette in moto la macchina dei soccorsi, quella della comunicazione e della diplomazia, con le autorità locali in contatto con la Farnesina e questi con l’ambasciatore italiano nello Sri Lanka ma competente per le Maldive. Le agenzie iniziano a dare i nomi delle persone coinvolte. Il dato certo è che il recupero dei corpi non sarà semplice per le avverse condizioni meteo.
A informare del ritrovamento del corpo di Benedetti è la Forza di Difesa Nazionale delle Maldive, che coordina le operazioni: «Era in una grotta ad una profondità di 50 metri». A sera le ricerche vengono sospese. Piomba la notte. Il tempo peggiora. Raffiche di vento, pioggia battente. Si ferma prima la guardia costiera, rientrano poi nei porti dell’arcipelago le forze di sicurezza. «Troppo pericoloso», fanno sapere le autorità. Le operazioni di ricerca degli altri corpi riprenderanno questa mattina. Meteo permettendo.
Passano le ore e la vicenda si arricchisce di nuovi elementi. Come quello del mistero dell’allerta gialla. I testimoni che erano sulla barca affermano che quando i cinque si sono tuffati «il tempo era bello, il sole splendeva nel cielo» e che non c’era allerta gialla, come invece era uscito da alcune ricostruzioni locali. Il marito della professoressa Montefalcone, Carlo Sommacal, parlando con l’ambasciata afferma che la moglie era una «professionista scrupolosa, che aveva molta esperienza nel campo delle immersioni e che mai si sarebbe calata con un’allerta gialla». La professoressa aveva il brevetto internazionale «Cave Diver» di primo livello. Pare invece che non ce l’avesse la figlia, almeno non per scendere a certe profondità (sarà in ogni caso l’indagine a stabilire se tutti e cinque avevano o meno il brevetto giusto).
Altra questione: le cause dell’incidente. Cosa è successo sott’acqua? Un malfunzionamento delle bombole? O i cinque hanno perso l’orientamento nella grotta e sono morti quando si è consumato l’ossigeno? Interessante la dichiarazione rilasciata dall’avvocato della famiglia di Federico Gualtieri: «Quello che appare percorribile è che si sia trattato di una problematica con le bombole».
Quale che sarà la verità, gli inquirenti indagano e cercano di dare un ordine ai fatti. Ai punti certi. Che sono almeno tre. Hanno le testimonianze di tutti i testimoni presenti sulla barca (di cui molti studenti). Dispongono dei dati della compressione, che potranno dire qualcosa di concreto su come sono state preparate le bombole. E, soprattutto, hanno un corpo. Quello di Benedetti, ritrovato nella seconda grotta con la bombola d’ossigeno a zero (gli altri è molto probabile si trovino nella terza, a 60 metri). A Roma, intanto, anche la procura ha avviato le indagini. Ed è in attesa della documentazione.