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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Parigi fa la guerra agli alloggi vuoti

A Parigi, il nuovo sindaco socialista Emmanuel Grégoire, appena eletto, ha lanciato la sua strategia abitativa rivolta ai proprietari di immobili e promossa durante la campagna elettorale amministrativa. Il messaggio è: «È il momento di vendere o affittare le case vuote». L’obiettivo dichiarato è rimettere in circolazione almeno 20.000 alloggi, in una città dove il costo medio si avvicina ai 10.000 euro al metro quadro. Per questo, Gregoire ha annunciato di voler applicare la norma introdotta dall’ultima legge di bilancio francese, che autorizza i Comuni, a partire dal 2027, ad aumentare la tassa annuale sugli sfitti dal 17 al 30% del valore catastale di locazione dopo un anno di inutilizzo. E che permette, dopo due anni, di alzare l’aliquota fino al 60%. In termini pratici, è stato calcolato, per un medio appartamento parigino, medio sfitto, il proprietario dovrebbe pagare intorno ai 2mila euro il primo anno, e 4mila dal secondo. L’obiettivo non sarebbe quindi quello di fare cassa, bensì di spingere i proprietari a rimettere gli immobili sul mercato. La misura mira a colpire i 137.000 appartamenti vuoti della capitale. Dove per “sfitto” si intende un immobile senza abitanti o destinazioni d’uso secondario, quindi niente aumento per le case vacanza o le seconde case. Anche se, in prospettiva, anche le seconde case rischieranno di venire tassate. Oggi la distinzione è possibile perché dal 2023, in Francia, tutti i proprietari di immobili sono obbligati a dichiarare ogni anno online (sul portale governativo impots.gouv.fr) la situazione occupazionale di ciascun bene: residenza principale, secondaria, affittata, o vacante. E in base alla dichiarazione possono essere effettuati controlli. Quindi si parte da una mappatura ben capillare.
La misura parigina si inserisce in un trend europeo molto ampio: Bruxelles ha già attuato politiche simili e il dibattito sta arrivando anche in Italia, dove Milano, Roma e Firenze – solo per citare i tre casi più eclatanti – hanno tensioni abitative molto simili a quelle parigine. Da noi, secondo dati recenti del Censis, il patrimonio immobiliare comprende 8,5 milioni di abitazioni dormienti, pari al 27,5% degli alloggi intestati a persone fisiche, che risultano inutilizzate o abitate solo sporadicamente. Per ora non esistono proposte radicali come quella francese, tanto che il recentissimo Piano Casa, pur occupandosi delle tensioni abitative con le nuove norme sugli sfratti, non ha toccato il tema fiscale. Ma con l’ultima legge di Bilancio è stata per esempio inasprita l’aliquota sugli affitti brevi, che a partire dal secondo alloggio è salita dal 21 al 26%. Inoltre non esiste, in Italia, la possibilità di un controllo catastale come quello francese.
Tuttavia, a livello europeo, il trend che sottopone a sempre maggiori controlli l’utilizzo delle proprietà private immobiliari è sempre più marcato. E non si può escludere che il tema – che politicamente sta sicuramente più a cuore alla sinistra – torni d’attualità anche in Italia.