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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Robotaxi, fino a 3 milioni di veicoli entro il 2035

Dopo anni di test, annunci e aspettative spesso rinviate, il mercato dei robotaxi sembra entrare in una fase mautra. Non siamo ancora a una diffusione di massa, ma all’avvio di un percorso industriale serio, sostenuto da progressi tecnologici, costi in diminuzione e primi modelli operativi già attivi su scala urbana. Secondo il nuovo report Here at Last: The Evolution of the Robotaxi di Boston Consulting Group, la flotta globale di robotaxi potrebbe superare un milione di veicoli entro il 2035 nello scenario base. Nello scenario più favorevole, il mercato potrebbe arrivare fino a tre milioni di mezzi.
La crescita, tuttavia, non sarà improvvisa. Il settore avanzerà per tappe, città dopo città, e dipenderà soprattutto dalla capacità degli operatori di trasformare la sperimentazione in modelli scalabili, sostenibili e replicabili. A fare la differenza saranno sicurezza, affidabilità, riduzione dei costi e capacità di adattarsi ai contesti locali. Oggi la tecnologia ha compiuto passi avanti significativi, ma la redditività resta una questione aperta. In molti casi, i robotaxi presentano ancora costi operativi superiori agli 8 dollari per chilometro. Con l’aumento della scala e il miglioramento delle tecnologie, questi costi potrebbero scendere fino a circa 0,80 dollari al chilometro, rendendo il servizio competitivo rispetto ai taxi tradizionali.
Il punto centrale, quindi, non è più soltanto dimostrare che un veicolo senza conducente possa circolare in sicurezza. La difficoltà sarà costruire flotte abbastanza grandi da reggere economicamente il servizio. Per raggiungere il break-even operativo gli operatori dovranno arrivare a flotte comprese tra 15mila e 20mila veicoli distribuiti su più città, con tempi stimati intorno ai sette anni.

Divario geografico
Stati Uniti e Cina sono oggi i mercati più avanzati, grazie a condizioni regolatorie più favorevoli, investimenti mirati e servizi già operativi su scala commerciale. Entro il 2035, la flotta potrebbe raggiungere circa 350mila veicoli negli Stati Uniti e 850mila in Cina. L’Europa, invece, dovrebbe fermarsi intorno a 120mila unità.
Nel Vecchio Continente non mancano le condizioni favorevoli: alta densità urbana, attenzione crescente alla mobilità sostenibile e necessità di migliorare i collegamenti di primo e ultimo miglio. Ma il ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina resta significativo.
Anche l’ingresso in una nuova città resta complesso e costoso. Secondo il report, oggi richiede investimenti compresi tra 15 e 30 milioni di dollari e fino a due anni per completare autorizzazioni, infrastrutture e attività preparatorie. Una volta avviato il servizio, l’espansione è comunque graduale: possono servire fino a sei anni per coprire una parte significativa di un’area urbana, con flotte che crescono di poche centinaia di veicoli all’anno. Accanto alla scala industriale, resta decisiva l’accettazione da parte degli utenti. Oggi circa il 30-35% dei consumatori in Europa e negli Stati Uniti si dichiara disposto a utilizzare robotaxi, contro il 60% in Cina. In Europa, questa quota potrebbe superare il 45% entro il 2030, sostenuta da una maggiore fiducia nella sicurezza e da un miglioramento dell’esperienza di utilizzo.
Nel lungo periodo, i robotaxi potrebbero sostituire tra il 55% e l’85% delle corse oggi effettuate da taxi e servizi di ride-hailing nelle grandi città, soprattutto dove il costo del servizio risulterà più basso
e l’integrazione con il trasporto pubblico sarà più efficace. Il loro ruolo non sarà necessariamente alternativo alla mobilità collettiva, ma complementare: in particolare nei collegamenti di primo e ultimo miglio.