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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Criptovalute, primo stop in Italia sequestro milionario a Coinbase

Quasi 2,7 milioni di euro in criptovalute sottratti dagli hacker in una notte. Un sistema di scatole cinesi di operazioni architettate per rubare monete virtuali e non farsi beccare. Circa cinquemila in tutto. E così il portafoglio digitale costruito negli anni si azzera. Coinbase Europe Limited, società europea della piattaforma mondiale di scambio di cripto, scarica la responsabilità sul detentore, Alfred (nome di fantasia). Che però non ci sta. Fa causa all’azienda. Alla fine, la prima sezione del Tribunale civile di Torino gli dà ragione e ordina alla società di rendere ad Alfred 3,2 milioni di euro. Ovvero, la somma sottratta più un 20% che copre interessi e spese. C’è un però: dal 2025 l’azienda ha dato il via a una riassetto delle attività nei Paesi dell’Unione europea. Ciò si traduce in un trasferimento dei servizi verso Coinbase Luxembourg S.A. e lo stop dell’operatività di Coinbase Europe. E ne consegue l’interruzione dei flussi di cassa in entrata, «con conseguente peggioramento delle sue condizioni patrimoniali», scrivono i giudici. Al punto che c’è «un concreto rischio» che l’azienda non abbia «risorse sufficienti per far fronte» al risarcimento. Per questo, è stato autorizzato un sequestro conservativo sui beni di Coinbase Europe.
Come spiegano gli avvocati difensori, Emanuele Balbo di Vinadio e Giacomo Astegiano, dello studio Balbo di Vinadio e Associati, «si tratta del primo provvedimento di sequestro emesso nei confronti della principale piattaforma mondiale per scambio di criptovalute ed è molto importante per tutti i risparmiatori che investono in questi strumenti». Ma per capire il caso bisogna tornare al febbraio 2021. Alfred, amministratore unico di un’azienda maltese di consulenza, training e coaching, investiva nel mondo delle cripto. In particolare, quelle più note come Bitcoin, Ethereum, Usdt di Tether. Gli acquisti e le vendite erano «molto rilevanti». Utilizzava persino un account da professionista sulla piattaforma. Con tanto di attivazione di una chiave Api (Application programming interface, ossia uno dei modi in cui due o più programmi di software comunicano tra loro, ottenendo automaticamente dati dall’applicazione che li condivide), in modo da compiere le operazioni di trading automatizzato sul suo account. I movimenti, per quanto episodici, sono stati tutti concentrati in un anno e mezzo. Arriva il 5 novembre 2022, giorno del furto delle valute digitali. Alfred segnala subito la situazione a Coinbase che, tuttavia, non si è mai ritenuta responsabile della sparizione. Null’altro da fare, se non portare l’azienda in tribunale.
Fin da subito, la piattaforma ha fatto leva sulla chiave Api, con i bot della società di trading 3Commas, di Alfred. L’investitore aveva attivato l’autenticazione “forte” a due fattori. Coinbase Europe contestava che questi aveva «volontariamente rinunciato all’autenticazione a due fattori per consentire l’operatività automatizzata dei bot di 3Commas». I magistrati del Tribunale di Torino, però, non hanno riscontrato alcunché. E non solo hanno fatto presente che «il consumatore non può essere privato della protezione», come previsto dal Codice del Consumo. Ma anche che lo stesso consumatore dev’essere messo nelle condizioni di capire «in modo chiaro e preventivo» le conseguenze dell’abilitazione «delle funzioni di trading automatico», sulla base dei Termini di Servizio della piattaforma. Coinbase Europe non ha «fornito un’informazione idonea a rendere comprensibili» le ripercussioni.
Il 26 gennaio il giudice monocratico del Tribunale civile di Torino aveva respinto il ricorso, soprattutto perché Alfred si identificava come investitore professionale. Mentre il 29 aprile il collegio formato da Lorenza Calcagno, Giovanni Castellani e Annalisa Boido ha revocato quell’ordinanza, optando per il sequestro milionario contro Coinbase. Una doccia fredda per la piattaforma. L’ennesima, dopo che il 6 novembre la Banca centrale d’Irlanda le ha inflitto una multa da 21,4 milioni di euro, accertando gravi carenze nel monitoraggio di oltre 30 milioni di transazioni per quattro anni.