repubblica.it, 15 maggio 2026
I farmaci per dimagrire un possibile risparmio per l’Ssn di 550 milioni
Che il costo dell’obesità sui sistemi sanitari sia un fiume in piena, con tutto quello che si porta dietro in termini di ricoveri ospedalieri, interventi e terapie farmacologiche, giornate di lavoro perse per pazienti e care giver, lo si scrive da anni, considerata l’inarrestabile crescita del numero di persone in sovrappeso e obese. Poi l’arrivo dei nuovi ed efficacissimi farmaci, semaglutide e tirzepatide, ha cambiato la storia di una malattia cronica e recidivante, ponendo però il problema del costo di questi farmaci, che oggi sono a totale carico del paziente per una spesa mensile di qualche centinaio di euro, che però non tutti possono sostenere, considerato che va fatta in cronico, proprio come si fa con i farmaci contro il colesterolo o per tenere bassa la pressione arteriosa. Di recente il Nice britannico, il National Institute for Clinical Excellence, ha stabilito che nei pazienti che hanno già avuto eventi cardiovascolari, con Bmi di 27, la semaglutide da 2.4 mg deve essere rimborsata dal Ssn come opzione per prevenire successivi eventi cardiovascolari. Perchè c’è un rapporto più che positivo tra il costo del farmaci e il beneficio del risparmio da mancate malattie e ricoveri.
E in Italia? Con i nostri quasi 6 milioni di obesi, l’11,8% della popolazione adulta, e circa il 34% in sovrappeso, semaglutide e tirzepatide per l’obesità sono a carico del paziente anche se le società scientifiche hanno chiesto ad Aifa di considerare la rimborsabilità per alcuni di quei pazienti con altre patologie concomitanti. Risparmiare eventi cardiovascolari gravi vuol dire non solo risparmiare ricoveri, interventi e costi in terapie ma eticamente risparmiare malattie ai pazienti. Questo però se si cambia prospettiva e si considera il costo di farmaci particolarmente efficaci non una spesa ma un investimento di salute.
In questo caso si può addirittura ipotizzare un risparmio per il Servizio sanitario nazionale. Lo ha spiegato al trentatreesimo congresso europeo dell’obesità Eco, in corso ad Istanbul, Paolo Sciattella, ricercatore del Ceis, il Centre for Economic and International Studies dell’Università di Roma Tor Vergata, con uno studio che ha arruolato 912.266 pazienti e li ha seguiti per tre anni. Di questi, 873.922 che non avevano registrato alcuna ospedalizzazione precedente erano obesi, 6.382 in sovrappeso, 29.307 obesità non specificata e 2.655 con obesità grave.
Dati alla mano, Sciattella ha mostrato come utilizzare i farmaci per far dimagrire gli obesi potrebbe far risparmiare al Ssn fino a 550 milioni di euro in due anni, e questo solo evitando i Mace, quegli eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto e ictus non fatale, che nei diabetici sono molto più frequenti (fino all’85% in più). Ma lo studio Ceis dice di più.”Ogni anno – precisa Sciattella – sono state ospedalizzate circa 328 mila persone, per un totale di 383mila ricoveri, 3,4 milioni di giornate di degenza e una spesa a carico del Ssn di 2 miliardi, circa 6837 euro in media a paziente. Ma in caso di obesità aumentano sia i tassi di riospedalizzazione, di 1,4 volte, che la spesa media per paziente, che è di circa 9mila euro per chi è in sovrappeso, 10mila per obesità media e 12mila per quella grave. Integrare opzioni terapeutiche efficaci nella riduzione del rischio cardiovascolare con interventi sullo stile di vita potrebbe rappresentare una strategia costo-efficace per ridurre le ospedalizzazioni e migliorare gli esiti clinici”.