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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Forza Italia avverte: “Fine vita, senza intesa libertà di coscienza”

Forza Italia non vuole fare del disegno di legge sul fine vita un altro ius scholae: una bandiera sventolata nelle dichiarazioni pubbliche senza portare a casa nemmeno l’ombra di un risultato. Per questo, agli alleati recalcitranti – i Fratelli più dei leghisti – gli azzurri ora mandano un messaggio chiaro: «Quando si arriverà al voto, i nostri parlamentari avranno libertà di coscienza». Lo dice senza giri di parole il capogruppo di FI alla Camera Enrico Costa. Nel partito la chiamano la «dottrina Silvio»: sui temi etici nessuna imposizione dall’alto.
Il rischio per gli equilibri della maggioranza è evidente: il 3 giugno, se in aula arrivasse il disegno di legge a prima firma del dem Alfredo Bazoli, la «libertà di coscienza» dei forzisti potrebbe tradursi in voti a favore. Per evitare la spaccatura, il centrodestra ha bisogno di accelerare sul testo di cui invece sono relatori l’azzurro Pierantonio Zanettin e il meloniano Ignazio Zullo. Ma i problemi qui sono due. Di tempo: non è realistico che l’iter si chiuda ai primi di giugno. Di merito: la stessa Forza Italia è insoddisfatta del ddl. Per una ragione soprattutto: esclude il Servizio sanitario nazionale e lascia il suicidio medicalmente assistito alla mercé delle cliniche private. La capogruppo azzurra al Senato Stefania Craxi, infatti, lavora a un emendamento per reintrodurre il coinvolgimento della sanità pubblica: «Mi auguro – ribadisce – che si arrivi a una maggioranza più ampia possibile su una materia che non può essere lasciata alle sentenze della Consulta e alle delibere regionali». Percorso tutto in salita: FI ha dovuto sbattere i pugni sul tavolo anche solo per sollecitare la convocazione delle commissioni coinvolte, Giustizia e Affari sociali. Martedì pomeriggio ci sarà una riunione tra i capigruppo del centrodestra e i presidenti delle due commissioni Giulia Bongiorno e Franco Zaffini. L’obiettivo: mettere a fuoco le prossime tappe e le intenzioni reciproche.
Intanto, per evitare che il 3 giugno i senatori di Antonio Tajani si trovino davanti alla tentazione di voltare le spalle alla maggioranza (e votare il testo del Pd), gli alleati hanno già pensato a una contromossa: chiederanno di far tornare anche il ddl Bazoli in commissione. Per prendere tempo e – almeno ufficialmente – continuare a lavorare sul provvedimento Zanettin-Zullo. Un diversivo che tuttavia tradirebbe il faticoso accordo con le opposizione per la calendarizzazione. Gli azzurri che faranno, asseconderanno la nuova dilazione? «Forza Italia starà con noi», si dicono certi a taccuini chiusi i dirigenti di Lega e FdI. «La nostra volontà è portare avanti il testo del centrodestra», conferma Craxi. Ai colleghi di coalizione si lascerà il tempo di mostrare la propria buona fede. La pistola però rimane puntata sul tavolo: o si fa sul serio o la libertà di coscienza di FI verrà esercitata, sì, ma sul testo delle opposizioni. «Dare il diritto di scelta ai cittadini» e «offrire chiarezza agli operatori del mondo sanitario» rimangono le priorità tracciate dalla neo-capogruppo, promossa nel ruolo per marcare un nuovo corso, più in linea con gli input liberal gentilmente offerti da Marina Berlusconi. La quale, non a caso, di fine vita avrebbe parlato anche due settimane fa nel faccia a faccia con Luca Zaia. Il leghista, da presidente del Veneto, ha sostenuto con convinzione – ma senza successo – una legge regionale sul suicidio assistito. Più cauto si mostra in questi giorni il successore Alberto Stefani: anziché raccogliere il testimone, ha proposto una legge nazionale d’iniziativa regionale. Come a dire: ci pensi il parlamento. Che pure non se la cava tanto meglio.