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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Eropa, un’occasione storica

Se a Bruxelles ci fosse stata, e magari anche ora ci fosse, un’Europa capace di scommettere davvero sulle proprie forze e sul proprio futuro, se in Europa ci fosse ancora un governante convinto che la politica, quando si presenta l’occasione, deve essere anche capace di gettarsi alle spalle la normale amministrazione e aprirsi ai disegni più audaci, allora questa Unione europea avrebbe capito la straordinaria occasione che la storia le stava offrendo. Ma che ancora oggi le offre.
Mi riferisco alla coincidenza tra due fatti: da un lato la guerra scatenata dall’aggressione russa all’Ucraina e dall’altra la decisa politica isolazionista della presidenza Trump, intrisa di simpatia per Putin e di ostilità verso quelli che fino a poco tempo fa erano i fedeli alleati degli Stati Uniti da questa parte dell’Atlantico. Una coincidenza con molti aspetti assai negativi ma che in realtà ha aperto al progetto europeista una straordinaria occasione. Mi spiego.
Washington non ha mai amato tale progetto. Per ovvie ragioni: un’Europa politicamente unita non può che rappresentare un ostacolo al vassallaggio politico-militare in cui il nostro continente si è trovato nei confronti degli Usa a partire dal 1945. D’altra parte, tuttavia, senza il sostegno militare degli Usa la presenza incombente della Russia sulla restante parte d’Europa, di una Russia sempre nemica della libertà, era troppo evidente e minacciosa perché i Paesi del continente potessero pensare di contrastarla da soli.
M a l’inaspettata, straordinaria resistenza ucraina, unita alla volontà americana di non inimicarsi Putin, e quindi in sostanza di abbandonare Zelensky al suo destino, sta offrendo all’Ue l’occasione unica di sostituire il ruolo antirusso finora svolto dagli Usa e, riversando su Kiev tutto l’aiuto possibile, di mirare a conseguire un risultato di enorme portata storica: la sconfitta militare della Russia.
Perché tutto lascia pensare che questa sia la verità. Dopo ormai quattro anni che gli eserciti di Mosca sono sostanzialmente inchiodati sulle loro posizioni e l’Ucraina colpisce sempre più duramente il nemico, Putin sta correndo un rischio mortale: quello di non vincere. Di continuare a non vincere. Ciò che per lui significa una sola cosa: la più rovinosa sconfitta (come sanno bene i suoi patetici complici di casa nostra che da anni si affannano a dimostrare che per carità, i russi stanno vincendo, anzi in pratica hanno vinto o gli manca pochissimo per farlo, senza però che di tale presunta vittoria si veda sul campo il minimo segnale effettivo).
Ebbene: un’Europa che oggi, ma più di oggi, si gettasse anima e corpo dalla parte dell’Ucraina, che le desse tutto l’aiuto militare ed economico possibile, tutto l’appoggio diplomatico necessario, sostituendo di fatto il ruolo che la cecità politica di Trump ha impedito agli Usa di svolgere e contribuendo così in misura decisiva al definitivo fallimento dell’aggressione russa e quindi alla rovina politica di Putin, non s’intesterebbe di fatto, un’Europa siffatta, insieme a Kiev, una vittoria straordinaria? Qui, sul continente europeo, una sconfitta per Mosca mille volte più catastrofica di quella subìta mezzo secolo fa in Afghanistan? E come quella travolse il regime sovietico non potrebbe forse questa odierna – ripeto: mille volte più grave – travolgere per sempre l’autocrazia moscovita e finalmente aprire anche alla Russia la via della libertà che da tanti decenni le è negata da regimi infami e dai loro amici qui in Occidente?
Lo so: dispiace a molti doverlo ammettere perché quanto sto per dire offende i loro principi e i loro sentimenti volti al grande bene della pace, ma resta vero che assai spesso è dai grandi successi militari e cioè dalle guerre (anche da quelle rivoluzionarie, ad esempio) che sono nati o si sono definitivamente consolidati i grandi conglomerati politico-statali, molte nazioni europee ad esempio. Quasi che la vittoria delle armi funga da catalizzatore di energie, da prova del fuoco e da conferma indiscutibile di un grande disegno. Spesso in politica per conseguire cose grandi bisogna essere capaci anche di cogliere l’occasione e di pensare in grande. E invece quando mai, mi chiedo, l’Europa l’ha fatto?
Oggi essa ha finalmente l’occasione perlomeno di tentare di farlo. Nella prospettiva che si sta aprendo, una virtuale sconfitta di Putin (ovvero una sua mancata vittoria che sarebbe la stessa cosa) la quale venisse dopo un impegno a corpo morto dell’Ue a fianco dell’eroica resistenza ucraina, adeguatamente motivato e presentato in questi termini all’opinione pubblica, costituirebbe un gigantesco passo avanti verso un’Europa politica che naturalmente dovrebbe accogliere a bandiere spiegate Kiev tra i propri membri.
La storia si è rimessa in moto. È necessario che l’Unione europea si liberi del tragico ricordo – che è iscritto nel suo atto di nascita – della sconfitta della sua democrazia nel 1940 riscattata solo dalla vittoria alleata. Che spezzi la catena che la lega a quel ricordo. È l’odierna vittoria sulla Russia, conquistata anche per merito suo, che oggi, invece, costituirebbe il vero atto di nascita dell’Europa politica. Nonché, cosa non meno importante, la conferma di una sua virtuale capacità di contrattazione militare enormemente maggiore anche nei confronti degli Stati Uniti. A conferma di un’indipendenza anche militare, non assoluta certo, ma almeno non costretta a presentarsi a Washington, come finora è accaduto, sempre con il cappello in mano.