Corriere della Sera, 15 maggio 2026
Papa Leone XIV: «Il riarmo arricchisce l’élite»
«A chi è più adulto, il malessere giovanile domanda: “Che mondo stiamo lasciando?”. Un mondo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra…». Leone XIV interviene nell’aula magna della Sapienza e parla anzitutto alle ragazze e ai ragazzi, «c’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia», centinaia di studenti lo seguono pure dai maxischermi nel piazzale dell’ateneo: «Ad esempio, nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune», scandisce tra gli applausi.
Certo il clima è cambiato. Diciotto anni fa c’era uno striscione appeso al palazzo del rettorato, «o con il Papa o con i saperi, difendiamo la Minerva dall’oscurantismo». La Minerva è il simbolo della Sapienza, la più grande università d’Europa, che nel 2008 aveva invitato Benedetto XVI a inaugurare l’anno accademico finché lo stesso Papa rinunciò mentre montavano le proteste originate da una lettera di 67 docenti seguiti da varie sigle studentesche, «fuori Ratzinger dalle università».
Una polemica ottocentesca che ieri mattina appariva ancora più remota mentre l’aula magna si alzava in piedi ad accogliere Leone XIV. Ad applaudire, tra gli altri, c’era anche il Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, ai tempi uno dei firmatari della lettera.
Ora il vescovo di Roma è più popolare, all’ingresso un gruppo di ragazzi regge uno striscione: «La guerra dei potenti, da Trump a Bibi. La pace del Papa per i popoli liberi». Il clima è rilassato, chi aspetta il pontefice e chi una lezione, ragazze e ragazzi chiacchierano o fanno colazione al bar e poi corrono verso le transenne quando entra l’auto targata «SCV 1» e Prevost abbassa il finestrino per salutare.
Qualcuno grida «viva il Papa» mentre Leone XIV raggiunge la cappella universitaria, già colma di studenti, accolto dalla rettrice Antonella Polimeni. Prima di andare in aula magna dice: «Chi studia, cerca la verità e alla fine cerca Dio, troverà Dio nella bellezza della creazione». All’esterno, saluta centinaia di ragazzi radunati intorno alla Minerva: «Grazie dell’accoglienza!».
Nel suo saluto, la rettrice ricorda «il legame indissolubile tra la Sapienza e la Chiesa di Roma», l’ateneo fu fondato nel 1303 da Bonifacio VIII. Leone XIV si richiama all’attualità: «Apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza».
Prevost parla ai docenti: «Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per strada, una coscienza disperata». Ma tutto il suo discorso è rivolto ai giovani. È per loro che denuncia «la menzogna pervasiva di un sistema distorto che riduce le persone a numeri, esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia». È a loro che gli adulti consegnano un mondo devastato dalle guerre, «un inquinamento della ragione». Così invita a vigilare sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale, perché «quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie».
I conflitti, l’ecologia. Il mondo ha bisogno dei ragazzi: «Studiate, coltivate, custodite la giustizia! Siate artigiani della pace vera, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra... Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro».