Corriere della Sera, 15 maggio 2026
La Consob rimane senza vertice
Il giorno dopo il ritiro di Federico Freni dalla corsa per la guida della Consob, è ancora fumata nera. Nel pomeriggio, la giornata pare movimentarsi: la premier Giorgia Meloni e i suoi vice Matteo Salvini e Antonio Tajani si sono ritrovati prima del Consiglio dei ministri. A una parte della riunione è presente anche Giancarlo Giorgetti, il ministro all’Economia, e poi Guido Crosetto (Difesa) e Tommaso Foti (Affari europei). Una soluzione al rebus delle nomine nelle autorità di vigilanza ancora non c’è, ma in realtà della partita proprio non si è parlato. Si è parlato, semmai, di balneari, di piano casa, di taglio delle accise per i carburanti. Una misura costosa che viene rinviata ogni due settimane circa, che si salda con quella della protesta degli autotrasportatori. Con Salvini che ha invitato a riflettere sul problema «gigantesco» che potrebbe diventare: lo sciopero di cinque giorni dei tir è già stato proclamato a partire dal 25 maggio. E poi di utilizzo dei 14 miliardi di prestiti europei del Safe.
E così, le Autorità restano senza vertici. Paolo Savona è scaduto dalla Consob l’8 marzo, il mandato di Roberto Rustichelli all’Antitrust è in prorogatio dal 5 maggio. Ma il braccio di ferro nella maggioranza, anche su quelle che dovrebbero essere autorità di garanzia, continua. Lo dice il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani: «Quello a cui stiamo assistendo è avvilente: la presidenza della Consob è diventata merce di scambio nel risiko delle nomine di governo. In un contesto di mercati finanziari volatili, di operazioni straordinarie nel sistema bancario, di crescita esponenziale della finanza digitale, lasciare questa istituzione acefala per mesi è irresponsabilità grave».
All’inizio, pareva infatti che il successore di Savona potesse essere Federico Freni, il sottosegretario leghista al Mef. Ma Antonio Tajani ben presto ha chiarito che il capo dei commissari della Consob non può essere un politico, nonostante i precedenti esistano. Secondo il vicepremier di Forza Italia, il candidato naturale è già nell’autorità di vigilanza sulla Borsa, ed è il commissario Federico Cornelli. I leghisti non ne vogliono nemmeno sentir parlare. Non per il candidato in sé ma perché convinti che il boicottaggio di Freni sia solo un modo per togliere una «casella» alla Lega. L’economista Paolo Savona era infatti in quota ai salviniani.
Fatto sta che Freni, constatata l’impossibilità di un accordo sul suo nome, ha fatto un passo indietro. Ieri, dopo il question time al Senato, Tajani ha detto di aver «apprezzato» la rinuncia dell’avvocato leghista: «Ma non c’è mai stato un fatto personale nei suoi confronti. Non è una questione di nome, anche se fosse stato uno di Forza Italia io avrei detto che serve una figura tecnica alla guida della Consob e non un politico». Ironizza Davide Faraone (Iv) in questo caso assai apprezzato dai leghisti: «Ma si tratta dello stesso Tajani che, pur di imporre alla presidenza Rai Simona Agnes, contribuisce a bloccare ormai da venti mesi la commissione di Vigilanza?».