Corriere della Sera, 15 maggio 2026
Fao, il governo spinge per Martina. Ma c’è l’ostacolo Sánchez
«Pedro, no se puede!». Un mese fa a Barcellona la segretaria del Pd Elly Schlein – al riparo dai curiosi – ha spiegato al premier Sánchez che c’è un problema con la Fao. La candidatura a direttore generale dell’agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (la Fao, appunto) del pluriministro spagnolo socialista dell’Agricoltura, Luis Planas, rischia di azzoppare quella di Maurizio Martina, già segretario del Pd, portato in palmo di mano da tutto il governo di Giorgia Meloni. «Una vicenda incredibile che ci lascia perplessi», si limita a commentare il ministro Francesco Lollobrigida, sponsor di Martina, attualmente già vicedirettore della Fao, fuori dal Parlamento dal 2021.
Per il Pd il cortocircuito è dietro l’angolo, con tanto di sbandata a sinistra: l’Italia potrebbe esprimere per la prima volta nella storia dell’agenzia il direttore generale che è un ex big dem sostenuto pancia a terra da un esecutivo di destra, a cui però sta sbarrando la strada il governo Sánchez, scintillante modello per Schlein e compagni da esportare fra un anno a Palazzo Chigi, in caso di vittoria delle elezioni. Insomma, vatti a fidare degli amici del Partido socialista obrero español.
«Per noi, in effetti, è stato un fulmine a ciel sereno», ammette l’europarlamentare pd Dario Nardella che sta cercando voti per Martina, insieme a Nicola Zingaretti. Il successore del cinese Qu Dongyu sarà deciso nel luglio del prossimo anno a Roma. Votano 194 Paesi, un Paese un voto. Gli schieramenti si decidono ora, però. Al momento l’Europa si presenta in ordine sparso, e non sono emerse altre candidature dal resto del mondo: in campo ci sono Martina, Planas e l’ex commissario Ue, l’irlandese Phil Hogan.
La vicenda si inserisce in un quadro di «Spagna prendi tutto» anche nelle altre agenzie Onu chiamate al rinnovo. Qualche mese prima del voto per la Fao, a febbraio, ci sarà da scegliere la direzione del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), dove è destinato al bis l’economista di Madrid Alvario Lario. In questo caso ci sarà un voto ponderato: Roma pesa per il 4,14% ed è la quarta sulla bilancia. E poi ci sono da nominare i vertici del Programma alimentare mondiale (Pam).
Il governo italiano con Lollobrigida ha inviato ieri una lettera di fuoco alla ministra dell’Agricoltura di Cipro (presidente di turno Ue) Maria Panayiotou per avvisarla che così non va, che la Spagna di Sánchez non può esercitare l’«egemonia alimentare», pappandosi tutte le nomine che pesano per conto dell’Europa. Con questa lettera – che sta rimbalzando tra la Farnesina e Bruxelles – l’esecutivo di Meloni annuncia che è pronto a strappare, se non cambia la musica. «A fronte di tale quadro nelle tre agenzie – si legge nella missiva inviata da Lollobrigida e consultata dal Corriere – considero francamente impraticabile qualsiasi percorso centrato sul rinnovo del solo vertice Fao e che prescinda dalla ricerca di un equilibrio complessivo nella definizione di una posizione unitaria Ue. Così come ritengo parimenti impraticabile un coordinamento che ignori il ruolo proprio dei ministri degli Affari esteri, ai quali spetta la decisione finale circa l’orientamento europeo per il ricambio ai vertici delle tre agenzie Onu».
La candidatura italiana di Martina alla Fao nasce da una telefonata di Giorgia Meloni a Elly Schlein. Un passaggio di galateo politico e istituzionale che la segretaria del Pd ha subito sposato con entusiasmo: «Ottima idea, Giorgia». Per il governo l’ex ministro e segretario del Nazareno, tra Renzi e Zingaretti, è una «figura che premia il merito e il sistema Italia al di là delle appartenenze politiche».
Così Palazzo Chigi e la Farnesina fanno «campagna» per Martina. L’argomento è stato affrontato venerdì scorso a Villa Madama anche durante il bilaterale fra Antonio Tajani e il segretario di Stato americano Marco Rubio. E poi ci sono i Paesi africani che aderiscono al Piano Mattei, altro terreno fertile. La Spagna punta invece sui Paesi dell’America latina. Il Pd, che a Bruxelles ha la delegazione più numerosa del Pse, è in imbarazzo. E intanto ha dovuto subire la riconferma di Iratxe Garcia Pèrez a capo della delegazione socialista. Indovinate di dov’è la signora?