Corriere della Sera, 15 maggio 2026
Il caso dei server pirata collocati su navi italiane da due marinai lettoni
Le informazioni carpite dal sistema informatico di due traghetti della compagnia Grandi navi veloci (Gnv) avrebbero avuto come destinazione i server di un gruppo hacker filorusso. Con una ricompensa di qualche migliaio di euro per i marittimi lettoni che avrebbero bucato i sistemi. Una violazione della sicurezza informatica di infrastrutture critiche finita al centro delle indagini della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo per il sospetto inquietante di un’azione di spionaggio internazionale: con l’obiettivo di prendere i comandi a distanza dei traghetti tramite i dispositivi elettronici installati di nascosto, anche se non è certo che il gruppo fosse capace di arrivare a questo.
A guidare l’operazione un altro lettone quarantenne che ora si troverebbe a Mosca, mentre un suo connazionale, accusato dello stesso reato dalla Procura di Genova, ovvero accesso abusivo a sistema informatico, è stato arrestato una settimana fa in Spagna dopo essere stato monitorato per mesi.
La vicenda, iniziata nel dicembre scorso dopo la denuncia presentata da Gnv al Centro di sicurezza cibernetica della polizia postale in Liguria e interessata da un’indagine subito aperta dalla Procura di Genova, viene seguita con grande attenzione anche dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa). A oggi le persone arrestate sono tre: due ragazzi lettoni di 24 e 25 anni, fermati sei mesi fa sulle navi Fantastic e Bridge, il primo al porto francese di Sète, il secondo in quello di Napoli. E il complice, rintracciato in Spagna, che aveva un compito sembra più importante – il suo arresto è stato reso noto ieri dal Foglio – in contatto col quarto uomo.
Resta da capire chi abbia fornito alla coppia più giovane i dispositivi da collocare sul ponte delle navi: uno di loro è stato filmato da una telecamera mentre completava l’operazione e avrebbe confessato di essere stato pagato per installare il dispositivo senza fornire particolari sui mandanti. Anche questo uno scenario che riporta al sistema dei proxy utilizzati da alcune nazioni per prendere di mira hub e infrastrutture occidentali.
All’epoca dei primi due arresti, con la collaborazione di Parigi, il ministro dell’Interno francese Laurent Nunez fece riferimenti alla Russia: «Oggi dietro le interferenze straniere c’è molto spesso un solo Paese». A rendere tutto più inquietante i sospetti di un sabotaggio anche dietro la collisione lo scorso anno nel mare del Nord fra la portacontainer portoghese Solong e la petroliera svedese Stena Immaculate, noleggiata dalle forze armate Usa per trasportare cherosene per gli aerei, all’ancora di fronte alle coste britanniche. Il comandante della prima nave, cittadino russo, è stato processato e condannato, ma per negligenza e omicidio colposo di un marittimo disperso e dichiarato morto.