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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Crosetto-Giorgetti, tensioni sui fondi SAFE

Il governo ha approvato in Consiglio dei ministri la proroga delle missioni internazionali in corso. La deliberazione passerà ora all’esame del Parlamento per la necessaria autorizzazione. Come ogni anno dunque si rinnovano gli impegni italiani in diversi contesti, dalla missione Unifil in Libano a quelle navali Aspides e Atlanta, nel Mar Rosso, dalle missioni internazionali cui contribuiamo in diversi Paesi africani alla Kfor, missione di peace-keeping a guida Nato in Kosovo.
Ma se sulle missioni tutto è filato liscio, la stessa cosa non può dirsi per i programmi militari su cui l’Italia si è impegnata nella cornice del progetto europeo Safe. Programmi per i quali il governo ha chiesto a Bruxelles, nei mesi scorsi, prestiti pari a 14,9 miliardi di euro, presentando progetti congiunti con diversi Stati della Ue, dalla Polonia alla Francia. Ieri di colpo il ministro della Difesa Guido Crosetto ha reso pubblico di aver inviato due lettere al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che deve autorizzare l’attivazione del meccanismo, ma di non aver ancora ricevuto una risposta.
«Sto attendendo le decisioni perché entro fine maggio bisognerebbe decidere in modo definitivo se accedere al fondo Safe o no, perché bisognerebbe firmare i contratti. Questa è una decisione che spetta al Mef. Ho scritto una lettera a Giorgetti e ne ho rimandato un’altra ieri per sapere qual è la decisione del Mef in merito. Attendo la risposta: non sono né pessimista, né ottimista», ha dichiarato Crosetto. L’adesione italiana al progetto Safe, che sembrava ormai irrinunciabile, è ritornata in bilico nelle scorse settimane dopo che l’Italia non è riuscita a uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Sempre Crosetto ha reso noto che i due cacciamine che potrebbero partecipare a una missione internazionale nello Stretto di Hormuz, quando e se finirà la guerra, sono già in acque siciliane: «L’avvicinamento dei caccimine è una scelta tecnica che ho lasciato al capo di Stato maggiore della Difesa, potrebbe avvenire nei prossimi giorni ma non possono andare da soli, devono avere una nave di supporto logistico, una nave di protezione. I cacciamine sono già in Sicilia e da lì possono partire in qualunque momento. Il tema è che poi per essere impiegati necessitano di condizioni di sicurezza, non soltanto di una tregua ma di una pace e dell’accordo di tutte le nazioni».
Ieri a Palazzo Chigi si è riunito anche il Comint, il Comitato interministeriale che riguarda lo spazio, è stato approvato un documento strategico di politica spaziale nazionale, «un passaggio cruciale – ha rimarcato Giorgia Meloni – perché traduce in programmazione e azioni concrete gli indirizzi che questo governo ha fissato. Il documento si concentra su quei settori nei quali l’Italia è già forte e su nuovi segmenti: logistica orbitale, servizi in orbita, infrastrutture commerciali in orbita bassa».
Meloni ha anche sottolineato che l’Italia investirà nei prossimi anni, nel settore, 7,8 miliardi di euro. «Dall’inizio della legislatura sono stati inoltre autorizzati 62 accordi dell’Agenzia spaziale italiana: 37 nazionali, 7 europei, 8 con la Nasa e 10 con altri partner internazionali», ha sottolineato invece il ministro delle Imprese Adolfo Urso.
E in questa cornice il mese prossimo dovrebbe svolgersi a Cannes il grande vertice intergovernativo fra Italia e Francia, che ha fra gli obiettivi quello di far decollare il progetto Bromo, una joint venture fra Leonardo, Thales ed Airbus, quindi con capitali francesi, italiani e anche tedeschi (che hanno una partecipazione di rilievo in Airbus), che dovrebbe colmare uno dei gap europei nel settore, quello della produzione di satelliti. Anche per competere, o iniziare a farlo, con giganti come Space X.