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 2026  maggio 15 Venerdì calendario

Maldive, morti cinque sub italiani intrappolati in una grotta

Una grotta a cinquanta metri di profondità in un paradiso terrestre: l’atollo di Vaavu, Maldive. Erano in cinque, tutti italiani ed esperti di immersioni. Sono scesi nell’abisso di Alimathà che è uno spettacolo naturale di rocce e vita marina. Ad accompagnare il gruppo c’era il padovano Gianluca Benedetti, esperto istruttore subacqueo e capobarca. Con lui Monica Montefalcone, 51 anni, biologa di Genova che insegna Ecologia marina tropicale e anche Scienza subacquea all’università del capoluogo ligure, sua figlia Giorgia Sommacal, ventiduenne studentessa di Ingegneria biomedica a Genova, Federico Gualtieri, 31 anni di Borgomanero, nel Novarese, neolaureato con la professoressa Montefalcone con una tesi proprio sulle Maldive e Muriel Oddenino, 31 anni e anche lei ricercatrice dello stesso ateneo. Si conoscevano, si frequentavano. A unirli erano la passione per il mare, per i fondali, per l’ecologia e per queste isole da favola immerse nell’Oceano Indiano. È da un quarto di secolo che i ricercatori dell’Università di Genova monitorano la barriera corallina maldiviana preoccupati per la sua distruzione. E con Albatros Top Boat, tour operator piemontese specializzato in crociere scientifiche alle Maldive, i cinque hanno organizzato la crociera con l’immersione nella grotta e facevano parte di un gruppo di 20 persone.
Ieri mattina sono saliti a bordo della «Duke of York», una safari boat con equipaggio straniero, e si sono diretti ad Alimathà che fa parte dell’atollo di Vaavu, 65 chilometri a sud della capitale Malé. Un’ora e mezza di navigazione. Le condizioni meteo non erano ottimali, allerta gialla con raffiche di vento sino a 80 chilometri orari. Bombole, mute e pinne, il gruppo si è tuffato nelle acque blu ed è sceso verso la cavità marina che arriva a sessanta metri di profondità. Era mezzogiorno. Dopo un’ora nessuno era ancora risalito e il comandante della Duke ha iniziato a preoccuparsi. Ha atteso altri tre quarti d’ora, poi ha dato l’allarme e alcuni subacquei della stessa barca si sono messi alla ricerca dei cinque italiani. Un’operazione considerata ad altissimo rischio, ragione per cui la Guardia Costiera ha inviato altri sommozzatori e attrezzature speciali.
Le reazioni
Le vittime si erano conosciute in ateneo
a Genova. La ministra Bernini: un dramma
Dopo quasi sei ore di immersioni, alle 18.13, il primo avvistamento. «Un corpo è stato trovato all’interno di una grotta che arriva a 60 metri di profondità. Si ritiene che anche gli altri quattro subacquei si trovino lì», ha comunicato la Maldives National Defence Force che si occupa della sicurezza alle Maldive e ha fatto alzare in volo alcuni aerei e ha inviato sul posto diversi motoscafi per consentire il recupero degli altri dispersi. Nello specchio di mare anche la nave Ghazi della Guardia costiera, rimasta nella zona tutta la notte a coordinare le operazioni di ricerca. E mentre i sommozzatori scendevano e salivano nelle acque di Alimathà, a terra ci si è interrogati su cosa possa essere successo. Com’è possibile che siano morti tutti? Si sono forse persi nelle grotte? Hanno cercato invano di soccorrersi a vicenda? Errore umano? Tecnico? Condizioni proibitive? Altro? Secondo i media maldiviani la causa potrebbe essere legata a una «tossicità da ossigeno» (l’azienda dello yacht mette a disposizione anche il nitrox, una miscela respiratoria per immersioni subacquee), rischio che si corre quando il sub respira ossigeno ad alta concentrazione per un periodo troppo lungo, con possibili danni a cellule e tessuti. E in questo caso: perché sarebbero rimasti nelle grotte così a lungo? Non è la prima volta che dei subacquei italiani perdono la vita in un paradiso del diving. A febbraio del 2010 due appassionati non sono risaliti da una grotta sommersa del lago El Dudu nella Repubblica Dominicana. Stesso destino per tre milanesi che a Ferragosto del 2015, si erano immersi al largo dell’isola di Sangalaki, a est del Borneo. Alimathà è considerata un paradiso per le attività subacquee e per il «kandu», che in lingua dhivehi significa «canale marino». Sono passaggi naturali fra le barriere coralline degli atolli. Tre delle cinque vittime si occupavano scientificamente di quei fondali e lì conducevano progetti di ricerca.
«Ci sono dolori davanti ai quali le parole non bastano. In questo momento così drammatico – ha detto la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini – il mio pensiero va alle famiglie, al rettore, ai colleghi, agli studenti e a tutta la comunità universitaria di Genova, colpita da una perdita che lascia sgomenti». E mentre lo dice, la salma viene portata al Centro sanitario di Fulidhoo, l’atollo dei sogni.