ilmessaggero.it, 14 maggio 2026
Riemersa ancora romana nel Mare del Nord
Un’antica ancora romana è rimasta custodita sul fondale del Mare del Nord meridionale per quasi due millenni, protetta da uno strato di sabbia che ne ha bloccato il deterioramento. Il recupero, avvenuto al largo della costa del Suffolk, ha restituito un manufatto in ferro e legno in uno stato di conservazione tale da sembrare quasi impossibile. Si tratta di un ritrovamento rarissimo: è solo la terza ancora di epoca pre-vichinga mai recuperata nelle acque dell’Europa settentrionale al di fuori del Mediterraneo
Il valore del reperto
L’oggetto, lungo oltre due metri e dal peso di circa 100 chilogrammi, apparteneva a una nave mercantile di grandi dimensioni per gli standard dell’epoca, con un dislocamento stimato tra le 500 e le 600 tonnellate. Brandon Mason, responsabile di Maritime Archaeology Ltd, ha sottolineato come la sopravvivenza di un elemento così vitale dell’attrezzatura navale offra un raro collegamento fisico con l’economia marittima della Britannia romana.
Poiché la maggior parte delle navi in legno di quel periodo è scomparsa senza lasciare traccia, l’ancora diventa un testimone fondamentale per comprendere le rotte commerciali del passato.
La mappatura dei fondali
L’individuazione del reperto è avvenuta quasi per caso nel 2018, proprio durante le operazioni di mappatura dei fondali per il parco eolico offshore East Anglia ONE. L’impiego di tecnologie di rilievo ad alta risoluzione, indispensabili per monitorare il sito situato a 40 chilometri dalla costa inglese, ha permesso di svelare dettagli del suolo oceanico rimasti fino ad allora inesplorati. Stuart Churchley, di Historic England, ha sottolineato l’eccezionalità dell’evento: la copertura sistematica richiesta per la costruzione del parco è stata infatti l’elemento chiave, poiché ha consentito di studiare con una precisione senza precedenti vaste aree del Mare del Nord che non erano mai state mappate prima.
Il recupero
Subito dopo l’individuazione, il team ha istituito una zona di protezione intorno al sito, mantenendo l’ancora indisturbata per tutta la durata dei lavori di costruzione del parco eolico. Il recupero fisico è avvenuto solo nel 2021, dando inizio a un lento e delicato processo di stabilizzazione. Attualmente, i restauratori della Maritime Archaeology Ltd stanno collaborando con gli specialisti della Mary Rose Archaeological Services e con gli esperti di Historic England per preservare il manufatto, utilizzando analisi dettagliate e immagini avanzate per chiarire le tecniche di forgiatura e restringere la datazione.
Il segreto della conservazione
La sopravvivenza del ferro battuto e del legno in mare è un evento straordinario, poiché solitamente il metallo arrugginisce e il legno marcisce rapidamente. In questo caso, l’ancora ha evitato la distruzione grazie a quello che gli archeologi definiscono un ambiente “anossico": lo strato di sedimenti in cui è affondata l’ha sigillata completamente, privandola dell’ossigeno necessario ai processi corrosivi e biologici. Questa combinazione naturale di sabbia e limo ha agito come un guscio protettivo, rallentando l’attività chimica per secoli e mantenendo integre ampie sezioni della struttura.
Il contesto storico
Storicamente, le acque dell’Anglia orientale erano rotte commerciali molto trafficate, dove la flotta regionale, la Classis Britannica, gestiva la logistica e le missioni di rifornimento tra la provincia e il continente. Le navi mercantili trasportavano regolarmente metalli, ceramiche e grano, collegando la Britannia romana alle reti commerciali imperiali. Sebbene l’esistenza di questi traffici fosse nota attraverso i documenti scritti, Mason osserva che le prove fisiche sono sempre state scarse. Il ritrovamento di quest’ancora cambia radicalmente la prospettiva, fornendo una prova materiale diretta dell’intensa attività marittima di 2.000 anni fa.
Un archivio sommerso
L’ancora non rappresenta l’unico tesoro riemerso durante le ricognizioni per il parco eolico. I rilievi hanno portato alla luce un vero e proprio archivio stratificato della storia umana nella regione: tra le scoperte figurano un sottomarino tedesco della Prima Guerra Mondiale, una piattaforma neolitica risalente a oltre 4.000 anni fa e persino un cranio di uro di 6.000 anni fa. Tuttavia, l’ancora romana si distingue come un frammento unico e prezioso, capace di raccontare i legami profondi che univano la Britannia al resto del mondo imperiale.