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 2026  maggio 14 Giovedì calendario

Licenziato il direttore di Microsoft Israele

A fine mese Microsoft non avrà più un direttore generale in Israele. La big tech lo ha annunciato la settimana scorsa: Alon Haimovich lascerà l’incarico il 31 maggio, dopo quattro anni di servizio. Con lui, se ne andranno anche diversi dirigenti locali e l’importante e fruttuoso ufficio a Tel Aviv verrà incorporato temporaneamente sotto il ramo francese della società.
È l’effetto del terremoto che ha travolto la società dopo le inchieste di media internazionali che hanno scoperto che l’esercito israeliano ha usato sistemi di intelligenza artificiale e servizi cloud di Microsoft (e altri) per la guerra a Gaza. Ed è anche l’esito delle proteste e delle campagne di boicottaggio contro la complicità dell’azienda fondata da Bill Gates e gestita dall’indiano Satya Nadella nel genocidio.
Ad aprile 2024 è uscita un’inchiesta esplosiva del magazine israelo-palestinese +972 che mostrava come l’Idf usava l’intelligenza artificiale di Microsoft, Amazon e Google per individuare i target da bombardare a Gaza, con una forma di automazione che velocizzava il processo di individuazione degli obiettivi e rendeva inefficaci i controlli per limitare i danni collaterali. Buona parte degli oltre 52mila civili uccisi a Gaza (l’83% dei 70 mila stimati dagli esperti più accreditati) sono morti così. Lavender era uno dei programmi costruito dall’Idf, e in particolare dall’unità di intelligence informatica 8200. Un primo banco di prova per l’uso dell’Ia in guerra, ormai massiccio.
A far scattare l’allarme rosso nel quartier generale di Microsoft a Redmond, Washington, è stata però, l’anno dopo, un’inchiesta del britannico Guardian che dimostrava che il cloud della società Azure veniva usato per gestire un sistema di intercettazioni telefoniche di massa di palestinesi tra Gaza e la West Bank, mirata a individuare cellule terroristiche. A differenza di Lavender, costruito con un mix di tecnologie di Google e Amazon, qui Microsoft era fornitore unico. E quando il fondo sovrano norvegese (finanziatore) ha chiesto al Ceo Nadella di scrivere una relazione sui “rischi legati all’operatività in Paesi in cui sussistono gravi preoccupazioni riguardo a violazioni dei diritti umani”, l’azienda è dovuta correre ai ripari.
A dicembre 2025 il contratto con l’Unità 8200 dell’Idf è stato chiuso. Le ricostruzioni fatte filtrare poi incolpavano di tutto gli israeliani, che avrebbero usato Azure per fare sorveglianza di massa senza dirlo a Microsoft. E poi, i contratti li aveva firmati Haimovich. Ma per il quotidiano finanziario israeliano Globes, che ha dato per primo la notizia, sarebbero diverse le unità dell’Idf coinvolte in usi illeciti, non solo la 8200. Il problema di Microsoft è che avrebbero usato anche server basati in Europa (Paesi Bassi, Irlanda) e questo crea rischi di multe.
A differenza di Amazon e Google, Microsoft non ha mai sottoscritto un protocollo con l’Idf che consente “libertà d’azione” nell’uso della sua tecnologia, di fatto aprendola a contesti di guerra. Eppure sembra che il ministero della Difesa israeliano ci tenga a mantenere aperti i rapporti. Negli ultimi mesi le unità informatiche della difesa hanno già trasferito una parte significativa della loro infrastruttura cloud ad Amazon e Google, lasciando a Microsoft principalmente applicazioni più semplici. L’interesse è reciproco. Il governo Netanyahu ha avviato un massiccio piano di investimenti in Difesa e intelligenza artificiale, alla fine di quest’anno è previsto il rinnovo dei contratti per i servizi informatici per il dicastero della Kirya di Tel Aviv. Microsoft ha fatto saltare una testa in Israele per mantenere integra la sua immagine internazionale, ma il mercato è troppo ricco per essere abbandonato.