Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 14 Giovedì calendario

Scalata Mps-Mediobanca, sequestrati pc e telefono a Nattino

Un tassello dopo l’altro. Per ricostruire i protagonisti del risiko che ha portato alla conquista di Mediobanca. La Guardia di finanza – su disposizione della procura di Milano – ha eseguito ieri un decreto di perquisizione e sequestro nei confronti di Andrea Nattino, presidente di Finnat Fiduciaria, braccio dell’omonimo gruppo bancario che secondo i pm rappresenta il principale veicolo attraverso il quale Francesco Gaetano Caltagirone – uno degli indagati nell’inchiesta sulla scalata – realizza le sue operazioni sul mercato. Nel mirino c’è in particolare una mossa: quella che, il 13 novembre 2024, porta all’acquisto di azioni Mps dismesse dal Tesoro attraverso una procedura ritenuta opaca e piena di «anomalie». Ma che allo stesso tempo segna una tappa decisiva del presunto «concerto» tra l’imprenditore romano, Francesco Milleri (Delfin) e Luigi Lovaglio (Mps).
Nattino non è indagato. Il decreto è destinato solo a lui in quanto persona fisica, e non alla banca. I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria gli hanno sequestrato computer e smartphone. Il suo cognome, così come “Finnat”, compare già tra le parole chiave contenute nel decreto di sequestro firmato lo scorso novembre dai pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, che con l’aggiunto Roberto Pellicano indagano sulla scalata. Da quell’atto si evince come Finnat, per conto del Gruppo Caltagirone, il 13 novembre del 2024 emette un ordine di acquisto di 44 milioni di azioni Mps al prezzo di 5,9 euro: un aumento di circa il 6,96% rispetto al prezzo di mercato di quel giorno. «Perfettamente sovrapponibile», nei numeri, è l’offerta di Delfin: «Sarebbe ingenuo ritenere che si tratti di una semplice coincidenza», scrivono i pm.
Per capire questo nuovo passaggio dell’inchiesta bisogna riportare le lancette indietro e tornare al primo fondamentale passo che – secondo le impostazioni dell’accusa – rappresenta il “calcio d’inizio” dell’assalto di Mps a Mediobanca (con vista Generali). Quel 13 novembre di due anni fa il ministero dell’Economia dismette il 15% di azioni del Monte attraverso una procedura chiamata “Abb”. La procedura viene affidata a Banca Akros. Ed è segnata «da diverse e vistose anomalie». Perché «il senso complessivo dell’operazione è stato palesemente quello di destinare una parte cospicua di azioni» del Monte dei Paschi, di proprietà del Mef, «a soggetti predeterminati, volendo tuttavia generare all’esterno l’apparenza di una procedura “aperta”, trasparente, competitiva e non discriminatoria».
Le quote vengono vendute a soli quattro soggetti. Ma in particolare, i protagonisti dell’acquisto sono due. Delfin e Gruppo Caltagirone. Si muovono insieme, fanno gli stessi “acquisti”. Il primo usa come intermediario Natixis. Il secondo Finnat, per il tramite di un trader che alle 18.10 lancia il suo acquisto. Per questo ieri la Gdf ha bussato nell’ufficio di Nattino. Nei suoi dispositivi informatici si cercheranno nuovi dettagli. Lo scopo è ricostruire la “filiera” di quell’Abb e il ruolo dell’uomo di fiducia dell’imprenditore per le operazioni finanziarie. Caltagirone, come gli altri due protagonisti del risiko, è indagato per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza. L’acquisto di azioni dal Mef, nell’ottica dei pm, è all’epoca «funzionale all’obiettivo di assumere un ruolo che consenta di esercitare influenza “politica” nella società». Dopo quella prima tappa, infatti, ci sarà il lancio di un’offerta pubblica di scambio (Ops) di Mps su Mediobanca, il 24 gennaio 2025; poi l’aumento di capitale in primavera approvato dall’assemblea del Monte al servizio di questa operazione; e diversi altri passaggi fino all’adesione del settembre dell’anno scorso. Due mesi dopo, il salto di qualità dell’inchiesta.