corriere.it, 13 maggio 2026
Trump Phone, 590 mila prenotazioni, 60 milioni di dollari incassati, spediti 0.
Dall’annuncio del cosiddetto Trump Phone è passato quasi un anno e ogni nuova notizia aggiunge dettagli sconcertanti a una vicenda che si fa via via sempre più paradossale. Secondo la testata International Business Times, sarebbero stati circa 590 mila gli aspiranti acquirenti che hanno effettuato un deposito di 100 dollari, per un dispositivo che dovrebbe costarne circa 499. Il totale incassato fino a ora ammonterebbe dunque a quasi 60 milioni di dollari. Il tutto a fronte di un totale di dispositivi consegnati finora pari a zero.
Le clausole legali
E quello che emerge, scritto nero su bianco nelle clausole legali, è che persino la produzione del telefono potrebbe restare una chimera. «Le date di spedizione stimate, le tempistiche di lancio o il programma di produzione previsto sono solo stime non vincolanti», si legge in una sezione dei Termini e Condizioni, direttamente sotto la stentorea intestazione «Nessuna garanzia di rilascio, consegna o tempistica» sul sito di Trump Mobile. Che dunque mette nero su bianco quella che finora era soltanto una supposizione maliziosa dei più scettici sull’iniziativa:
«Trump Mobile non garantisce che: il Dispositivo sarà commercializzato; saranno ottenute le approvazioni normative (inclusa l’autorizzazione FCC); sarà ottenuta la certificazione degli operatori; la produzione inizierà o proseguirà; o la consegna avverrà entro un determinato periodo di tempo», si legge ancora.
Poi nella serata italiana di mercoledì 13 maggio, un annuncio sugli account social della Trump Mobile: «Il T1 Phone è arrivato!! Coloro che hanno pre-ordinato il T1 Phone riceveranno un’email di aggiornamento. Le spedizioni dei telefoni iniziano questa settimana!!!». Vedremo se la situazione si sbloccherà davvero. Nel frattempo sono piovuti gli immancabili commenti sarcastici: «Trump è andato a ritirarli di persona in Cina per non pagare i dazi» uno dei più gettonati, con riferimento al viaggio nel paese del Dragone del presidente Usa.
Com’era iniziata la vicenda
Il lancio del T1 di Trump Mobile (questo il nome commerciale del prodotto) era stato annunciato nel giugno 2025. Lo smartphone di Trump sarebbe stato riconducibile alla società Wingtech, collegata alla cinese Luxshare, e il dispositivo assomigliava al già esistente T-Mobile REVVL 7 Pro 5G, ma personalizzato con una scocca dorata, estetica tanto cara al presidente Usa. Ombre cinesi che sarebbero in antitesi con la politica da sempre sostenuta da Donald Trump.
Poche settimane fa la senatrice Usa Elizabeth Warren e altri legislatori avevano richiesto alla Federal Trade Commission di verificare le pratiche di marketing della compagnia telefonica di Trump, a fonte della mancata consegna del dispositivo.
Nel frattempo lo smartphone ha subito un restyling, rispetto ai primi rendering. In questa nuova veste, viene rimosso il messaggio compromettente – non si dice più che è stato realizzato negli Stati Uniti – sostituito da frasi della neo-lingua del marketing come «prodotto plasmato dall’innovazione americana».
The Verge ha individuato alcuni documenti della FCC (Federal Communications Commission ) relativi ad uno smartphone con nomenclatura T1 certificato a gennaio 2026. Tuttavia, la richiesta non proviene dalla Trump Mobile, bensì dalla Smart Gadgets Global, con sede nello Utah e il cui amministratore delegato, Eric Thomas, è anche uno dei dirigenti di Trump Mobile. Almeno un elemento, stando all’articolo di The Verge, proverrebbe dalla Cina.
Sempre The Verge lo scorso marzo riporta che un modello di smartphone attribuibile alla stessa compagnia dello Utah, ha ottenuto una certificazione nordamericana (la PTCRB) e serve per far sì che un telefono funzioni sulle reti mobili e possa ottenere gli IMEI, ovvero un codice numerico che identifica in modo univoco un dispositivo.