Corriere della Sera, 14 maggio 2026
Intervista a Orietta Canale
La Zia Oca, al secolo Orietta Canale, scende dall’auto con l’eleganza della Regina Elisabetta. Si aiuta con un bastone sottile, che aggiunge autorevolezza al suo secolo di vita agiata: madre della buona borghesia lombarda, padre ricco industriale genovese, e lei primogenita ubbidiente e studiosa di altre tre pesti. Non ha mai gioito di scoperte come lavastoviglie e lavatrici, non avendo mai avuto la delega a tali faccende. Ma la squisita autoironia ha fatto di lei un mito vivente per i sei nipoti e i due pronipoti. L’adorano tutti, a partire da Evelina Christillin, la Faraona del Museo Egizio a Torino, figlia dell’unica sorella femmina. È nel giardino della sua villa affacciata al Monviso che incontriamo la matriarca, 100 anni suonati il 26 giugno 2025 allo Yacht Club di Genova assieme a cento invitati (perfino l’allora neosindaca Silvia Salis andò a renderle omaggio; per gli auguri la chiamarono anche Roberto Benigni con Nicoletta Braschi, Luciana Littizzetto e Lilli Gruber, amici della Christillin).
Perché «Zia Oca»?
«Perché quando mia nipote Evelina si mette in testa una cosa, non gliela leva nessuno. È l’unione dell’iniziale del mio nome con le prime due lettere del cognome».
Il primo ricordo che le torna in mente?
«Avevo 14 anni, eravamo sfollati a Bormio. Mia sorella Mariella, la madre di Evelina, aveva cinque anni meno di me, era bellissima e un po’ vanitosa. Mia madre, per farla volare basso, la fece vestire da contadina, con tanto di cestino per le uova».
Per quanto siete stati sfollati?
«Fino alla fine della guerra. Nel 1940 eravamo andati a Villa Raverio, a casa del nonno. Poi a Santa Margherita Ligure, per tre anni, finché non hanno bombardato la casa, ridicolmente detta “il Castello”».
Ed eravate lì durante il bombardamento?
«No, per fortuna. A quel punto siamo stati altri due anni a Bormio. Ma poiché mia madre era dovuta andare ad assistere il padre morente, sono rimasta io con i miei tre fratelli. Roberto scappò per i monti con i partigiani. Agli altri due, Guido e Mariella, dovevo nascondere le chiavi della dispensa».
Poi, finita la guerra?
«Mi sono laureata in Lettere, l’unica della famiglia. Avrei voluto studiare legge, ma mio padre aveva una fabbrica e avrebbe preferito che facessi chimica».
So che è stata un’atleta.
«Ho vinto per due volte consecutive i campionati universitari di sci. Da ragazzina giocavo a tennis, ma non ero molto dotata. Mia sorella, che giocava da furbetta, mi batteva facendo pallonetti».
Cosa mangia?
«La mattina mi sveglio alle 10 e faccio colazione a letto: latte con pane e miele. A pranzo e a cena mangio un po’ di tutto, ma adesso deve essere frullato. Alle 18.30, tutti i giorni, aperitivo con vino bianco e patatine. Ai pasti bevo un bicchiere di bianco».
È golosa?
«Non direi. Mangio volentieri il gelato alla nocciola, e dopo ogni pasto almeno un cioccolatino fondente».
Vive sola a Genova?
«Mia figlia abita al piano di sopra e con me c’è una coinquilina, la chiamo così: mi accompagna a fare la passeggiata ogni mattina alle 11.30. Ricevo tante visite: dei nipoti, delle figlie delle mie amiche che non ci sono più. Ho giornate piene».
Prende medicinali?
«Una ventina di pillole. Fino al 2022, quando ho preso il Covid, ero sanissima. Poi pareva che dovessi morire, mia figlia aveva già pronta la morfina, e invece eccomi qui».
Suo marito dove l’aveva conosciuto?
«Si chiamava Paolo Dogliotti: nella sua famiglia erano tutti magistrati dal ‘700. Ci eravamo conosciuti a Paraggi, dove stava facendo delle regate. Voleva sposarmi subito, ne parlai con mio padre, ma lui disse: sarebbe meglio se avesse la laurea. E così Paolo si iscrisse in giurisprudenza e diede tutti gli esami in pochissimo tempo, io lo aiutavo a studiare. Il giorno della laurea abbiamo fatto la festa di fidanzamento e l’anno dopo, nel 1949, ci siamo sposati».
Avete avuto tre figli: Andrea, Pietro e Luisa. Il secondogenito è scomparso nel 2014 per una malattia. Come si sopravvive a un figlio?
«La moglie e i tre figli sono stati meravigliosi. Pietro faceva il notaio, era pieno di interessi. Un giorno gli chiesi se fosse contento del lavoro e lui rispose di sì, perché nel tempo libero poteva fare quello che gli piaceva veramente».
Quando è mancato suo marito si è sentita sola?
«No, a casa con me ci sono sempre tante persone. Tre giorni dopo che mio marito è morto ho detto a mia figlia: “Adesso non vi azzardate a comprarmi un cane!”».
In famiglia le danno della parsimoniosa. È vero?
«Il superfluo non mi serve. Da ragazza mi era caduto l’orologio nel water e non ci fu verso di salvarlo. Mio padre voleva che andassi nella gioielleria più bella per comprarmene un altro, ma io non volevo perché è giusto che ognuno abbia quel che si merita. Lui allora me ne fece arrivare a casa tre, uno più bello e costoso dell’altro, e disse: scegline uno o li compro tutti».
Le piaceva viaggiare?
«Non è che abbia mai avuto il tempo di farlo. Però ho portato in crociera con me tutti i nipoti, uno per anno».
L’invenzione che più l’ha colpita?
«Non sono una da grandi emozioni. Forse però la tv».
Quale personaggio le è rimasto in mente?
«Mike Bongiorno, perché l’ho conosciuto in montagna a sciare. Sapeva fare molto bene quello che faceva, ma non lo consideravo un genio».
Legge?
«Dopo il Covid non riesco più a farlo, ma sono stata una grande lettrice. Leggevo pure i libri al posto dei miei nipoti e sottolineavo le parti importanti. Ho fatto tanti riassunti che hanno usato a scuola. Non che si potesse fare...».
E a bridge gioca ancora?
«Non più, prima ci giocavo anche al computer».
Mussolini lo ha visto?
«Sì, con la scuola, durante una sua visita a Genova. Noi eravamo un po’ esaltati dagli insegnanti, ma io non sono mai stata fascista».
Per un soffio non ha votato al referendum per la Repubblica. Cosa avrebbe scelto?
«La monarchia».
Il suo presidente della Repubblica preferito?
«Einaudi. E Ciampi».
Il premier?
«A me non è dispiaciuto Silvio Berlusconi».
Ha un luogo del cuore?
«Varigotti. Ci vado da quando sono nata e ci torno ancora. Mia nonna aveva una villa dove invitava tutti i parenti. Avevamo anche un pezzetto di spiaggia privata».
Ha mai fumato?
«Cinque sigarette al giorno fino al Covid».
Nel 2025 cento parenti l’hanno festeggiata per il primo secolo. È stata contenta?
«Sì, mi ha fatto piacere. Ma ero anche un po’ preoccupata perché avevo letto di un centenario che era morto il giorno prima del compleanno».
Ci pensa alla morte?
«No. Se poi mi ci fa pensare, rispondo: pazienza».
Il suo motto?
«Se ti lamenti, non cambia niente. Anzi, diventi solo noiosa per gli altri».