Corriere della Sera, 14 maggio 2026
Nordio su Stasi: «Assolto due volte, legge da cambiare»
Il disorientamento, ormai, dopo quasi 19 anni, riguarda tutti e anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, come già in passato, ieri ha voluto dire la sua, però da uomo di legge, davanti al «caso Garlasco», da lui definito «un’anomalia» a margine del convegno alla Scuola superiore della polizia penitenziaria «Piersanti Mattarella».
Già, il «caso Garlasco». Per cui c’è un colpevole, Alberto Stasi, condannato in Cassazione nel 2015 e tuttora detenuto a Bollate. E c’è, però, oggi anche un indagato per omicidio dalla procura di Pavia, Andrea Sempio, a piede libero. Solo la vittima non cambia: Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto del 2007 nella sua villetta di via Pascoli, a Garlasco.
Ed ecco cosa ha detto Nordio: «Oggi il cittadino italiano si domanda perplesso come possa esistere una situazione in cui una persona ha scontato una fortissima pena da colpevole mentre attualmente si indaga su un altro, sulla base di prove per le quali – sempre secondo l’accusa – l’autore del delitto sarebbe completamente diverso dal primo. Ripeto: una situazione anomala che diciamo raramente si vede e io non l’ho mai vista».
E ancora: «Il ministro della Giustizia non può pronunciarsi su un procedimento in corso. Posso solo dire in via astratta, però, da cosa nasce questa situazione paradossale: nasce da una legislazione, che secondo me dovrebbe essere cambiata, ma sarà molto difficile cambiarla, per la quale una persona assolta in primo e in secondo grado può poi senza nuove prove essere condannata». «Sia chiarissimo – ha proseguito Nordio – che io non ho la più pallida idea della dinamica del delitto e del suo autore e anche se l’avessi non lo direi. Ma ho un’idea chiara sulla dinamica della nostra legislazione, che è sbagliata. Se una persona può essere condannata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come puoi condannare una persona che è stata assolta due volte, da una Corte di assise e da una Corte di assise di appello? Nel sistema anglosassone tutto questo non solo non esiste ma è assolutamente inconcepibile».
Parole, le sue, che hanno scatenato il dibattito. Così, gli ha subito risposto Gian Luigi Tizzoni, il legale della famiglia Poggi, che tuttora resta convintissima della colpevolezza di Alberto Stasi. Tizzoni non condivide, per esempio, il riferimento di Nordio alla condanna definitiva del fidanzato di Chiara avvenuta «senza nuove prove». E ha detto: «Il processo d’Appello bis non fu una mera rilettura degli atti già vagliati dai giudici precedenti, ma su indicazione della Cassazione vennero disposte tre nuove perizie e furono acquisiti nuovi elementi tra cui la bicicletta nera di Alberto Stasi e il Dna sulle unghie di Chiara» e non fu un processo lampo ma «durò otto mesi». Pure uno dei legali di Andrea Sempio, l’avvocato Liborio Cataliotti, ha detto la sua: «Sottoscrivo umilmente le parole di Nordio. Laddove la normativa fosse interpretata in senso tale da consentire un nuovo processo a carico di persona diversa da un condannato, la normativa stessa sarebbe o incostituzionale o comunque da modificare...». E nel dibattito si è inserito anche il presidente dell’Unione delle Camere Penali, Francesco Petrelli: «La verità è che il nostro sistema processuale favorisce l’errore giudiziario a causa dello sbilanciamento a favore dell’accusa. Si tratta di riflettere sulla scarsa cultura della prova che circola nei processi». Ma a Nordio, e allo stesso Petrelli, ha replicato Giovanni Zaccaro, segretario di «AreaDg» le toghe progressiste: «Il caso Garlasco è diventato un’occasione per fare audience e per speculare sui temi della giustizia. Non mi stupisce lo facciano gli opinionisti, mi dispiace però che al coro si uniscano il Guardasigilli e il presidente delle Camere penali, che hanno frequentato le aule di giustizia e che conoscono le difficoltà tecniche e i drammi umani che vi si incontrano». A tutti Zaccaro ha raccomandato prudenza: «Dovremmo evitare di usare espressioni improprie e giudizi affrettati, lasciando lavorare con serenità chi si sta occupando del caso e rispettando soprattutto chi è coinvolto – come vittima, come condannato o come nuovo indagato – nella vicenda».
A tal proposito, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Antonio Panza, per gli atti persecutori commessi ai danni della famiglia di Chiara Poggi e delle gemelle Cappa, cugine della vittima. Più di 200 le querele per diffamazione presentate in questi anni dai genitori della ragazza e un altro centinaio dalle gemelle Paola e Stefania contro blogger e opinionisti di ogni tipo. E l’avvocato dei Poggi, Tizzoni, facendo chiarezza infine su uno dei tanti veleni circolati intorno al caso Garlasco, quello del risarcimento, ha detto: «Se pure domani dovesse succedere che Alberto Stasi venga assolto, perché gli danno la revisione del processo, alla famiglia Poggi restituire le somme date non comporterebbe nessun concreto, serio, disagio».