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 2026  maggio 14 Giovedì calendario

La ricerca negli archivi del partito nazista è una mania nazionale in Germania

È iniziato ad aprile, con i primi articoli sui giornali. Poi l’onda è lentamente cresciuta, fino a diventare una mania nazionale. Ci si chiede: che cosa hanno fatto i miei nonni durante il nazismo, cos’hanno fatto i parenti? Lo stanno ricercando migliaia e migliaia di tedeschi, forse milioni, da quando ad aprile l’Archivio nazionale americano ha messo online le schede di tutti i membri del Nsdap, il Partito nazionalsocialista – 10,7 milioni per la precisione —, in buona parte preservate. Erano 12 milioni gli iscritti all’apice. E la Germania si è ritrovata la mappatura completa delle microstorie familiari, grande quanto la sua popolazione, le tracce del nazismo fin dentro la propria casa.
L’archivio è sempre esistito: ma ora Washington l’ha messo online. Poi due giornali, la Zeit e lo Spiegel, l’hanno completamente scaricato, analizzato e trascritto con l’AI, quindi reso navigabile con motori di ricerca semplificati. Le interrogazioni non sono mai state così complete e facili.
L’enorme burocrazia del Reich schedava tutto. A partire dai suoi appartenenti più fedeli, che in nome di quelle tessere – due, una nazionale e una locale – potevano permettersi di passare «di sopra», tra chi comandava e perpetrare piccole e grandi angherie su chi nazionalsocialista non era. La «tessera» come lasciapassare degli eletti e dell’abuso. E negli anni dopo la guerra dell’infinita vergogna su cui si è preferito tacere, seppellendo il passato tra i segreti di famiglia.
Gli schedari del Nsdap erano conservati nell’archivio centrale del Reich a Monaco (le seconde tessere negli archivi locali). Nel 1945, all’arrivo degli americani, fu dato l’ordine che venissero distrutte. Se non successe, lo si deve al direttore di una cartiera che invece di passarle al macero le nascose in un magazzino e le consegnò alle truppe statunitensi. Furono poi trasportate a Berlino e riconsegnate dagli Usa alla Repubblica federale tedesca dopo la riunificazione nel 1994. Da allora, le cartelle stanno nel Bundesarchiv. Prima, però, gli americani hanno fotografato tutti i documenti su 5 mila microfilm, e li hanno portati a Washington. Sono dunque questi microfilm che sono stati resi consultabili online: nei primi giorni, il sito è crollato per le ricerche.
Importante anche il lavoro dei giornali tedeschi con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. È quest’ultima che ha permesso di leggere caratteri ormai indistinguibili al nostro occhio: il vecchio gotico e l’elegante Sütterlin degli anni Trenta. Le schede, arancioni fino al 1937, verdi dopo, riportano nome, cognome, professione, una varietà di timbri. Ci sono le «Warnungskarte», le «Warnkarte» (ammonizioni) e la «Schwarze Liste» (lista nera) dei membri espulsi. Le annotazioni delle multe di chi era in ritardo con i pagamenti. Una piccolissima parte ha la dicitura «Blutorden», ordine del sangue, i nazisti ad honorem. Sono quelli che parteciparono al putsch di Hitler del 1923 o si iscrissero al Nsdap prima della salita al potere. Schermati, nei motori di ricerca tedeschi, i nazisti nati dopo il 1926: potrebbero ancora essere in vita.