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 2026  maggio 14 Giovedì calendario

Streeting, ministro della Sanità inglese, pronto a dimettersi per candidarsi

Quello andato in scena ieri a Westminster è stato uno spettacolo surreale: il sovrano Carlo III, corona sul capo e paramenti solenni, ha pronunciato di fronte alle Camere riunite il Discorso del re, col quale il primo ministro illustra la sua agenda legislativa. E così re Carlo continuava a dire «il mio governo...», «il mio governo...»: sì, ma quale? Quello di oggi? Quello di domani?
Perché la crisi politica a Londra sta arrivando alle battute finali: oggi il ministro della Sanità, Wes Streeting, dovrebbe annunciare la sua sfida formale a Keir Starmer per prenderne il posto come primo ministro. I due copioni della giornata si sono così svolti ieri quasi in paralello: poco prima del Discorso del Re, il premier ha ricevuto Streeting a Downing Street per un colloquio che è durato appena 16 minuti: chiaramente, i due non hanno più nulla da dirsi. E mentre deputati e Lord prendevano posto per ascoltare Carlo, filtrava l’indiscrezione che già oggi il ministro della Sanità sarebbe pronto a dimettersi e lanciare il guanto di sfida a Starmer.
Quanto al Discorso del Re, conteneva poche sorprese: fra i punti salienti, l’introduzione di una legge per rafforzare i legami con l’Europa, che consentirà a Londra di recepire i regolamenti Ue, e l’introduzione delle carte d’identità digitali.
Ma l’azione vera si svolgeva altrove. Streeting non ha fatto un annuncio ufficiale ieri per rispetto del sovrano, eppure per lui il dado è tratto: si tratterebbe della prima volta nella Storia che un primo ministro laburista viene sfidato dall’interno del partito mentre è ancora in carica (i conservatori, invece, sono più che versati nell’arte del regicidio, da Margaret Thatcher a Boris Johnson).
Eppure il cammino dell’(ex?) ministro della Sanità non è affatto in discesa. Prima di tutto, secondo i regolamenti interni, deve raccogliere 81 firme di deputati laburisti (un quinto dell’attuale gruppo parlamentare) a sostegno della sua candidatura: e ieri c’era chi dubitava che fosse in grado di centrare l’obiettivo. Streeting è un esponente della destra laburista, di ispirazione blairiana, che in questo momento è una corrente minoritaria nel partito.
Ma soprattutto, la sinistra interna si sta mobilitando (seppur in modo caotico) per opporgli un suo campione. Il candidato naturale, quello che gode di una popolarità indiscussa fra i laburisti ma anche nell’opinione pubblica generale, è senza dubbio il sindaco di Manchester, Andy Burnham: ma il suo problema è che non siede in Parlamento e, in base alle regole non scritte della politica britannica, chi non è deputato non può fare il primo ministro.
È anche per evitare una «marcia su Londra» di Burnham, tramite qualche elezione suppletiva nei prossimi mesi, che Streeting ha deciso di bruciare i tempi. Fino a non molto tempo fa, la «pasionaria» della sinistra laburista era Angela Rayner, l’ex vice-premier: ma «Angie la Rossa» non ha ancora risolto i suoi problemi col fisco (ha evaso le tasse sulla seconda casa) e così le sue quotazioni sono in calo. Il candidato di emergenza per stoppare Streeting sarebbe dunque Ed Miliband, l’attuale ministro per la Sicurezza energetica che era già stato leader laburista fra il 2010 e il 2015 (ed era stato sconfitto alle elezioni dal conservatore David Cameron).
Ma ovviamente c’è l’ultimo tassello del puzzle: Keir Starmer, che non ha nessuna intenzione di farsi da parte e difenderà la sua posizione nella consultazione che si terrà fra tutti gli iscritti al Labour. E non è detto che il premier non ne esca vincitore.