Corriere della Sera, 14 maggio 2026
Legge elettorale, centrodestra avanti
Si avviano alla chiusura le audizioni sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali alla Camera. L’ultima è in calendario per mercoledì, poi si aprirà la discussione con le opposizioni su possibili modifiche. Che già si annuncia un dialogo fra sordi.
Ieri le prime avvisaglie. Alle consultazioni lampo con i capigruppo e gli sherpa della maggioranza, a Montecitorio, il Campo largo non si è presentato. C’era invece Azione, che però è «totalmente contraria all’impianto della legge». Carlo Calenda sintetizza: «Per noi il premio di maggioranza deve essere alla De Gasperi, che scatta solo al 50% più uno dei voti». Mentre il testo della maggioranza, per Matteo Richetti, «porta a un bipolarismo forzato che esaspera le coalizioni e farà sì che Vannacci si metta con Tajani e Di Battista con Renzi». C’era Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico, che è per un «proporzionale puro o un maggioritario a doppio turno e presenterà un emendamento per abolire il premio di maggioranza». E c’erano le Autonomie, più favorevoli.
«Non capisco il rifiuto a sedersi e fare proposte» commenta da FdI Giovanni Donzelli. E punzecchia: «O vogliono la legge attuale e il pareggio, perché sanno che un voto in più di Meloni non riescono a prenderlo e vogliono arrivare al governo con accordi di palazzo, oppure gli va bene la legge che abbiamo scritto e vogliono far finta di contestarla».
Il punto più contestato è il premio di maggioranza che può essere assegnato alla coalizione che vince anche con il 40% dei voti, trasformandoli in un 55% dei seggi (fino a 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato). Ma critiche si appuntano anche sull’eventuale turno di ballottaggio se le prime due liste, pur non avendo raggiunto il 40%, raggiungano il 35% dei consensi. La soglia potrebbe essere ritoccata al rialzo (42%), mentre il premio al ribasso.
Il Campo largo boccia in toto la proposta e l’invito della maggioranza a discutere modifiche possibili sul premio di maggioranza e sull’indicazione del premier. Il Pd – che ieri con il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha invitato Meloni a «proporre un tavolo sulle liste di attesa invece che sulla legge elettorale» – si è mostrato favorevole a mantenere l’attuale sistema di voto. Matteo Renzi (Iv) attacca: «Questa legge se la devono approvare da soli». Per Giuseppe Conte (M5S) la legge attuale «non è soddisfacente, ma quella che hanno presentato è peggiorativa». E sulle preferenze: «Siamo favorevoli storicamente. Ma dovremmo accontentarci di un tassello all’interno di una cornice elettorale che è una truffa?».
Il presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, Nazario Pagano di FI, l’invito lo riformula: «Se vogliono contribuire siamo ben disposti a modificare, certo non stravolgere, il testo». Ma anche di fronte a un «no» si andrà avanti con l’intenzione di chiudere entro l’estate alla Camera e in autunno al Senato. Primo ok entro luglio? Donzelli risponde: «Non mettiamo tagliole preventive. C’è da dare lo spazio necessario al dialogo, ma anche rispettare l’indicazione del capo dello Stato di non fare la legge nell’anno del voto».