Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  maggio 14 Giovedì calendario

Legge elettorale, centrodestra avanti

Si avviano alla chiusura le audizioni sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali alla Camera. L’ultima è in calendario per mercoledì, poi si aprirà la discussione con le opposizioni su possibili modifiche. Che già si annuncia un dialogo fra sordi.
Ieri le prime avvisaglie. Alle consultazioni lampo con i capigruppo e gli sherpa della maggioranza, a Montecitorio, il Campo largo non si è presentato. C’era invece Azione, che però è «totalmente contraria all’impianto della legge». Carlo Calenda sintetizza: «Per noi il premio di maggioranza deve essere alla De Gasperi, che scatta solo al 50% più uno dei voti». Mentre il testo della maggioranza, per Matteo Richetti, «porta a un bipolarismo forzato che esaspera le coalizioni e farà sì che Vannacci si metta con Tajani e Di Battista con Renzi». C’era Luigi Marattin del Partito liberaldemocratico, che è per un «proporzionale puro o un maggioritario a doppio turno e presenterà un emendamento per abolire il premio di maggioranza». E c’erano le Autonomie, più favorevoli.
«Non capisco il rifiuto a sedersi e fare proposte» commenta da FdI Giovanni Donzelli. E punzecchia: «O vogliono la legge attuale e il pareggio, perché sanno che un voto in più di Meloni non riescono a prenderlo e vogliono arrivare al governo con accordi di palazzo, oppure gli va bene la legge che abbiamo scritto e vogliono far finta di contestarla».
Il punto più contestato è il premio di maggioranza che può essere assegnato alla coalizione che vince anche con il 40% dei voti, trasformandoli in un 55% dei seggi (fino a 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato). Ma critiche si appuntano anche sull’eventuale turno di ballottaggio se le prime due liste, pur non avendo raggiunto il 40%, raggiungano il 35% dei consensi. La soglia potrebbe essere ritoccata al rialzo (42%), mentre il premio al ribasso.
Il Campo largo boccia in toto la proposta e l’invito della maggioranza a discutere modifiche possibili sul premio di maggioranza e sull’indicazione del premier. Il Pd – che ieri con il capogruppo al Senato Francesco Boccia ha invitato Meloni a «proporre un tavolo sulle liste di attesa invece che sulla legge elettorale» – si è mostrato favorevole a mantenere l’attuale sistema di voto. Matteo Renzi (Iv) attacca: «Questa legge se la devono approvare da soli». Per Giuseppe Conte (M5S) la legge attuale «non è soddisfacente, ma quella che hanno presentato è peggiorativa». E sulle preferenze: «Siamo favorevoli storicamente. Ma dovremmo accontentarci di un tassello all’interno di una cornice elettorale che è una truffa?».
Il presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, Nazario Pagano di FI, l’invito lo riformula: «Se vogliono contribuire siamo ben disposti a modificare, certo non stravolgere, il testo». Ma anche di fronte a un «no» si andrà avanti con l’intenzione di chiudere entro l’estate alla Camera e in autunno al Senato. Primo ok entro luglio? Donzelli risponde: «Non mettiamo tagliole preventive. C’è da dare lo spazio necessario al dialogo, ma anche rispettare l’indicazione del capo dello Stato di non fare la legge nell’anno del voto».