Corriere della Sera, 14 maggio 2026
La sfida di Meloni al Senato: «Con noi diminuite le tasse»
Giorgia Meloni difende l’azione di governo e rivendica il contatto e il favore degli elettori: «Io lontana dal Paese reale? L’ultima volta al supermercato ci sono stata sabato scorso, non so chi di voi può dire lo stesso. Intorno al governo, dopo tre anni e mezzo, c’è ancora l’affetto degli italiani». Battibecca, come sempre, con Matteo Renzi – che, elencando le défaillance paragona l’esecutivo alla famiglia Addams e provoca la rumorosa insofferenza di tutta la maggioranza —: «Si invoca la mia presenza in Parlamento ma oggettivamente, al netto di accuse e insulti, di proposte c’è molto poco». Poi apre a chi vuole dialogare, rispondendo a Carlo Calenda.
Le priorità
Il primo premier time dopo un anno, al Senato, si colloca a valle della sconfitta al referendum con la coda di contraccolpi sulla tenuta del governo. E delinea il registro della imminente fase preelettorale: i temi economici, fisco, crescita, occupazione, saranno centrali. Su questo la interpellano tutti gli esponenti della minoranza. Per la premier le priorità, in sintesi, restano «sostenere chi tiene in piedi la nazione, chi lavora e produce, non chi vive di rendite e privilegi», nonostante le «tensioni geopolitiche incidano sulla crescita».
«Porte aperte»
I 90 minuti di dibattito a palazzo Madama sono aperti dal leader di Azione: Calenda, collaborativo, chiede una cabina di regia a Palazzo Chigi per esaminare con il contributo delle opposizioni le difficoltà dell’economia italiana, vera emergenza. «Le porte del governo e mie personali sono sempre aperte per chi ha voglia di confrontarsi nel merito di questioni che in ogni caso impattano su ciascuno di noi – risponde Meloni —. In un momento che facile non è, dovrebbe esserci meno spazio per la polemica e più per un confronto concreto sulle grandi questioni strategiche».
Le tensioni
Risentita, invece, la replica al Pd che tramite Francesco Boccia stringe la premier sui dati relativi a crescita, salari, occupazione, fisco, accusandola di «non avere idea» delle difficoltà delle famiglie e di «vivere in una bolla». «Ho contato oltre venti domande alle quali dovrei rispondere in tre minuti: questo è un quizzone finale, non un’interrogazione». Al M5S che con Stefano Patuanelli tocca il tema del debito, replica ruvida: «Non mi faccio fare la morale da chi ha bruciato 174 miliardi col superbonus. Sapete quando finiremo di pagarlo?» domanda rivolgendosi ai suoi. «Nel 2027 quando finiremo il nostro mandato».
Nucleare, casa, Sud
Contro il caro-energia, Meloni si intesta la misura: «Il decreto bollette reperendo parte delle risorse tassando le imprese produttrici, fa qualcosa di abbastanza inedito». E annuncia «entro l’estate» legge delega e decreti attuativi per «la ripresa della produzione nucleare in Italia». Ma nelle sue risposte, la premier, anche con gli assist di Forza Italia sul Sud, di FdI sul fisco e della Lega sul piano casa, elenca le misure già messe in campo dall’esecutivo. Respingendo, sdegnata, l’accusa di aver aumentato le tasse, riepiloga: «Se la pressione fiscale cresce è per effetto dell’aumento dell’occupazione e della lotta all’evasione, noi le tasse le abbiamo aumentate solo alle banche». Sul piano casa: «Uno Stato giusto deve fare sostanzialmente tre cose: aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce più ad affrontare i costi del mercato, difendere i cittadini dalle occupazioni abusive. La casa è un bene fondamentale e non un lusso». Stesso schema per il Sud: rivendicando il superamento della logica assistenziale basata sui sussidi, la strategia del governo, conferma la premier, è incentrata su investimenti, «per un valore complessivo di circa 55 miliardi tramite la Zes unica», infrastrutture, lavoro, «con incentivi occupazionali per quasi un miliardo» e forte semplificazione burocratica. «Per noi il Mezzogiorno non è un problema da risolvere, semmai una grande opportunità da cogliere. Anche per questo abbiamo istituito una Cabina di regia con il compito di elaborare un Piano strategico per il Sud, e coordinare i molti interventi. Mezzo milione di persone al Sud ha trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo, dall’inizio del mandato di questo governo».
Sfida sul «Paese reale»
Sotto il profilo politico, la premier, incitata a più riprese dalle opposizioni a prendere atto della sconfitta del referendum sulla giustizia e della difficoltà di portare a termine le altre riforme, contrattacca: «È possibile che i cittadini si aspettino di più da noi, ma temo non si aspettino di più da voi perché ci sono già passati». Quindi snocciola dati. «Ci sono molte differenze tra il 2022 e oggi. Gli occupati sono aumentati, la disoccupazione è scesa, lo spread è a 75 punti, la Borsa italiana è a quasi 50 mila punti, la popolazione a rischio povertà, secondo Eurostat, è diminuita. Sulla pressione fiscale non devo dire altro. Nel fondo sanitario ci sono 17 miliardi in più». Poi, mentre la minoranza rumoreggia e contesta, dice ai suoi: «Si innervosiscono i colleghi, perché se l’Italia è oggi così disastrosa, in che condizioni si trovava quando noi l’abbiamo ereditata?».