Corriere della Sera, 14 maggio 2026
Tajani e Crosetto: «I cacciamine in navigazione. Saranno operativi solo con la pace»
I due cacciamine della Marina italiana che potrebbero partecipare alla missione internazionale per mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz saranno avvicinati a destinazione: «In questo contesto, i tempi di reazione sono tutto e la distanza tra l’Italia e Hormuz è troppa».
Guido Crosetto la mette in questo modo: «Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le nazioni alleate indicate per raggiungere il Golfo Persico, ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarci in quell’area pur rimanendo a distanza di sicurezza», spiega il ministro della Difesa, in audizione con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Tajani risponde alle domande dei parlamentari spiegando che il governo non è in procinto di chiedere un’ autorizzazione al Parlamento per una nuova missione militare nel Golfo. Per ora è prematuro. L’intento è invece di «condividere, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del governo per la pace e in questo quadro il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione allo Stretto di Hormuz».
Entrambi i ministri sono costretti a usare il condizionale, visto che al momento non c’è alcuna certezza su una tregua o sull’evoluzione della crisi. E una missione potrà programmarsi solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità. «È il metodo che abbiamo seguito fin dall’inizio della crisi, mantenere un raccordo costante tra governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche», precisa il vicepremier Tajani.
Crosetto non la definisce missione ma «grande alleanza internazionale», che partirebbe «non con un temporaneo cessate il fuoco, ma con una tregua vera, stabile, meglio se una pace definitiva. Con una legittima cornice giuridica internazionale, l’accordo di tutte le parti interessate». Una missione di qualunque tipo deve prevedere l’accordo di tutti nella zona, sottolinea Crosetto, perché «se l’Iran non fosse d’accordo la missione rischierebbe di essere bombardata e siccome non andiamo lì con l’assetto da guerra per fare la guerra non potremmo rischiare».
Resta però solo un discorso ipotetico. E con molti interrogativi aperti: «Oggi penso sia meno facile di quanto pensavo una settimana fa», confessa Crosetto, assicurando però prontezza d’intervento, «perché speriamo che alla fine prevalga il buon senso e ci sia la possibilità di mandare navi non armate». I cacciamine non sono navi armate, hanno bisogno di una scorta logistica e poi anche «di una protezione», sottolinea il ministro.
«L’azione di sminamento può essere un’operazione importante, eliminare ordigni e armi significa salvare vite umane. Ma deve avvenire con il coinvolgimento delle Nazioni Unite, dentro una cornice di pace duratura e di ricostruzione del diritto internazionale», auspica il leader di Avs Angelo Bonelli.
La situazione in Medio Oriente «non è frutto del caso ma di una irragionevole e inspiegabile guerra che Trump sta facendo, che colpisce le nostre economie e i Paesi del Golfo che avevano atteggiamenti neutrali», dice il vicesegretario di Azione, Ettore Rosato. La crisi dello Stretto è «l’effetto della catastrofe Trump», attacca Peppe Provenzano, responsabile esteri del Pd. A oggi, ricorda la senatrice Isabella Rauti, sottosegretaria alla Difesa, 24 Paesi hanno dato la disponibilità a partecipare.
Tajani – che ieri in un colloquio con il ministro degli Esteri libanese Youssef Raggi ha confermato «il pieno sostegno dell’Italia alla stabilità e alla sicurezza del Libano» – ha anche duramente attaccato la scelta del Parlamento israeliano di ampliare i casi di pena di morte: «Lo abbiamo detto subito, in maniera ferma: la legge deve essere ritirata». Ma ha puntato l’indice anche contro «le violenze inaccettabili dei coloni estremisti», contro i cristiani e il popolo palestinese della Cisgiordania.