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 2026  maggio 14 Giovedì calendario

Netanyahu in segreto ad Abu Dhabi. Due petroliere passano lo Stretto

L’Iran stringe la presa su Hormuz e sfida apertamente gli Stati Uniti, mentre Donald Trump si trova a Pechino per un vertice con Xi Jinping destinato ad avere al centro proprio la guerra nel Golfo e le rotte energetiche.
Nelle ultime ore due navi, una legata a Teheran e una cinese, hanno attraversato lo Stretto nonostante il blocco navale americano, in quello che appare come un test politico e militare della capacità di controllo iraniana sul passaggio da cui transita circa il 20% del petrolio globale. La superpetroliera cinese «Yuan Hua Hu», carica di due milioni di barili di greggio iracheno, è uscita dal Golfo dopo essere rimasta bloccata per oltre due mesi. Quasi contemporaneamente ha attraversato lo Stretto anche la «Tara Gas», nave cisterna di Gpl collegata all’Iran. Secondo al Arabiya sarebbe la prima che è riuscita a superare il blocco Usa. Un’altra nave cinese, la «Xiang Jiang Kou», ha diffuso via transponder il messaggio «Chinese vessel and crew», quasi a rivendicare una sorta di protezione diplomatica di Pechino.
Il vicepresidente JD Vance dice che «ci sono progressi» nei negoziati ma la crisi di Hormuz sta producendo effetti pesanti sui mercati. L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha avvertito che le scorte mondiali di petrolio si stanno esaurendo «a un ritmo record» e che oltre un miliardo di barili di forniture mediorientali sono andati persi dall’inizio della crisi e il mercato petrolifero resterà in deficit per tutto il 2026.
Uno scenario che preoccupa anche la Ue. Il commissario all’Energia Dan Jorgensen ha avvertito che, se il conflitto dovesse protrarsi, non si può escludere nel lungo periodo una carenza di carburante per gli aerei. Secondo Bruxelles, dall’inizio della guerra i costi energetici europei sono aumentati di 35 miliardi di euro e diverse compagnie stanno già cancellando voli.
Il piano di Teheran è trasformare il controllo di Hormuz in una leva permanente. Fonti citate da Reuters parlano di accordi già conclusi con Iraq e Pakistan per il trasporto di petrolio e gas liquefatto attraverso la regione. Altri Paesi starebbero valutando intese simili. Il portavoce dell’esercito iraniano Mohammad Akraminia ha spiegato che la gestione dello Stretto potrebbe generare «entrate economiche fino al doppio dei proventi petroliferi avuti sinora». Ieri il regime ha scarcerato su cauzione l’avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh.
Trump descrive Teheran come un nemico allo stremo, ma un rapporto dell’intelligence anticipato dal New York Times sostiene che conserva il 70% dell’arsenale missilistico e delle rampe mobili di lancio. Inoltre dei 33 siti missilistici lungo Hormuz, 30 sarebbero tornati operativi. Nbc News ha rivelato che il Pentagono sta valutando di cambiare nome all’operazione militare, da «Epic Fury» a «Sledgehammer» per aggirare il limite dei 60 giorni entro cui il presidente può condurre operazioni militari senza l’autorizzazione del Congresso. Il Senato ha bocciato per la settima volta una proposta per limitare i poteri di guerra del presidente.
Il Centcom ha diffuso le immagini di un caccia F-35 in volo sopra Hormuz, mentre Teheran ha annunciato che non consentirà più il passaggio di armi dirette alle basi Usa nella regione. Reuters ha rivelato che durante la guerra anche jet sauditi avrebbero colpito milizie filo-iraniane in Iraq, mentre attacchi sarebbero stati lanciati anche dal Kuwait.
L’ufficio di Benjamin Netanyahu ha confermato una visita segreta del premier israeliano negli Emirati Arabi Uniti durante il conflitto, mentre il Wall Street Journal riferisce di missioni del capo del Mossad David Barnea per coordinare le operazioni anti-iraniane. In Israele la maggioranza ha avviato le procedure per dissolvere la Knesset e andare a elezioni anticipate a settembre.
Su Hormuz si muove anche la Nato. Ieri Mark Rutte ha confermato che gli alleati europei stanno preparando nuove iniziative per la sicurezza dello Stretto e ha citato l’Italia, pronta a inviare due dragamine aggiuntivi nella «fase due».