repubblica.it, 13 maggio 2026
Pantani, la procura chiede l’archiviazione
Si allontana ormai in modo probabilmente definitivo la possibilità di avere una risposta certa – oltre le verità ufficiali – su quanto accaduto a Marco Pantani nelle ore precedenti al controllo ematico del 5 giugno 1999 che lo estromise dal Giro d’Italia quando era in maglia rosa a due tappe dal termine. I fatti di Madonna di Campiglio, riportati alla luce dalla Commissione antimafia, hanno convinto il gip di Trento che ha disposto la riapertura delle indagini. Intercettazioni telefoniche e ambientali, assunzioni di testimonianze mai prima assunte, acquisizioni di device in uso a collaboratori di giustizia e acquisizioni di atti da altre procure: la magistratura di Trento, pur sapendo che giuridicamente i reati presunti erano prescritti, ha lavorato per fare luce sulla vicenda umana e sportiva di Pantani.
La richiesta di archiviazione
"Si giunge alla richiesta di archiviazione non senza evidenziare che ha giocato contro senz’altro il lungo tempo trascorso e la scomparsa di protagonisti di primo piano dell’epoca, i quali avrebbero potuto illuminare questa nuova lente investigativa”. La pm della Dda di Trento, Patrizia Foiera, ha chiesto l’archiviazione per l’indagine, con tre indagati, relativa alla presunta “associazione a delinquere di stampo mafioso riconducibile al decesso di Marco Pantani”. Sotto la lente della procura trentina, l’ombra della camorra che sarebbe intervenuta per negare la vittoria del campione romagnolo al Giro d’Italia del 1999. La mattina del 5 giugno di 26 anni fa, a Madonna di Campiglio, quando il Pirata era saldamente al comando della classifica un controllo ematico lo escluse dalla corsa, con la vittoria in tasca ma con il sospetto che le provette fossero state alterate. Da quanto riportato nei verbali della procura, che ha ascoltato anche il procuratore anti-doping, “Pantani era solo, tecnicamente e oggettivamente solo, non supportato di fronte alle istituzioni sportive dalla difesa tecnica della sua società. Una solitudine che, accompagnata alla vulnerabilità sia dell’uomo sia dello sportivo è risultato averlo portato velocemente a isolarsi dalle relazioni sociali, a diminuire in modo drastico i propri allenamenti, allontanandosi dal ciclismo”.
Le inchieste sulla morte
Nei 22 anni successivi alla scomparsa di Marco Pantani, trovato senza vita il 14 febbraio 2004 nella stanza del Residence Le Rose di Rimini, sono seguire tre inchieste giudiziarie.
La prima inchiesta
La prima inchiesta era stata aperta subito dopo la morte di Pantani nel 2004. Al termine del processo celebrato al Tribunale di Rimini furono condannati a 4 anni e sei mesi Fabio Carlino (poi assolto in Cassazione), ex manager di discoteche, “per spaccio e morte come conseguenza dello spaccio”; a 3 anni e 10 mesi Ciro Veneruso, accusato di aver portato la cocaina a Pantani. Fabio Miradossa, ritenuto il fornitore della cocaina, patteggiò una pena di 4 anni e 10 mesi. Per i giudici la morte di Pantani era stata causata da una assunzione volontaria della sostanza. Suicidio, in pratica, ma favorito dal comportamento criminale di terzi.
La riapertura nel 2014
Dieci anni dopo si tornò a indagare. La seconda inchiesta – l’avvocato della famiglia Pantani era Antonio De Rensis, lo stesso che oggi difende Alberto Stasi nel caso Garlasco – si fondava sullo stato in cui si trovava la stanza occupata da Pantani nel residence Le Rose: completamente a soqquadro, con incongruenze tra le immagini riportate nei video della Polizia e le testimonianze di chi soccorse lo scalatore di Cesenatico. Più tanti particolari inediti delle ultime giornate di Pantani tra Milano e Rimini. Questa seconda indagine, aperta a Rimini nel 2014, è stata archiviata due anni dopo dal gip Cantarini: l’ipotesi dell’omicidio è stata ritenuta “una mera congettura fantasiosa”, e la morte di Pantani causata da “assunzione, certamente volontaria, di dosi massicce di cocaina e farmaci antidepressivi”.
Il memoriale del 2021
Nel novembre 2021 la Procura di Rimini ha aperto un’indagine dopo aver ricevuto un memoriale dall’avvocato Fiorenzo Alessi di Rimini, nuovo legale della famiglia. Il procuratore capo Elisabetta Melotti ha aperto un fascicolo “contro ignoti”. La terza inchiesta è nata dopo le parole di Fabio Miradossa, che forniva la cocaina a Pantani: “Marco è stato ucciso”. Di queste frasi se n’è occupata anche la Commissione Antimafia, che ha indagato anche sulle parole di Renato Vallanzasca, che riportò alla luce quanto detto in carcere da esponenti della criminalità organizzata vicini alla camorra sull’esclusione per ematocrito alto di Pantani dal Giro 1999 ("Mi dissero di scommettere contro Pantani perché non avrebbe finito il Giro"). Gli inquirenti sono giunti però alla conclusione che non ci sono elementi né possibili sospettati per l’ipotesi di omicidio. E ora l’ultima archiviazione, chiesta dalla Procura di Trento.