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 2026  maggio 13 Mercoledì calendario

Starmer perde pezzi, ma resiste

Venite a prendermi, se ne siete capaci: è questo, in sostanza, il guanto di sfida lanciato dal primo ministro britannico, Keir Starmer, ai suoi critici e a quanti aspirano a defenestrarlo.
In una riunione del governo che si è svolta ieri mattina a Downing Street, Starmer ha ricordato che «il partito laburista ha una procedura per sfidare il leader e questa non è stata lanciata. Il Paese si aspetta che noi continuiamo a governare a governare: e questo è ciò che sto facendo».
Niente dimissioni, dunque, nonostante il disastro delle elezioni amministrative della scorsa settimana: da buon avvocato qual è, Starmer si appella alla procedura, che richiede almeno 81 firme di deputati laburisti a sostegno di una candidatura alternativa, dopo di che si andrebbe al voto fra tutti gli iscritti. Ma soprattutto conta sulle divisioni fra i suoi avversari: perché se è vero che ormai quasi cento deputati hanno chiesto che si faccia da parte, non c’è accordo su un candidato unitario. E dall’altra parte ieri oltre cento deputati hanno invece sottoscritto un appello a suo sostegno.
È anche vero, però, che l’autorità del premier sta scemando di ora in ora: ieri quattro sottosegretari si sono dimessi in rapida successione, mentre la sera prima era stato il turno di una cascata di assistenti ministeriali. Tuttavia ancora nessun ministro ha rotto i ranghi: è un lento stillicidio, ma siamo molto lontani dalla crisi che travolse Boris Johnson quattro anni fa, quando mezzo governo rassegnò le dimissioni, rendendo insostenibile la posizione dell’allora premier conservatore.
La situazione è però in evoluzione di ora in ora e bisogna vedere cosa farà Wes Streeting, il ministro della Sanità che ambisce a scalzare Starmer: lancerà ufficialmente la sfida? Quello che si è visto ieri mattina, alla fine della riunione del governo, è stato uno spettacolo senza precedenti, con i ministri più vicini a Starmer che uscivano a uno a uno dal portone di Downing Street e si avvicinavano spontaneamente ai giornalisti per comunicare il loro sostegno al premier.
A detta loro, l’atmosfera in consiglio dei ministri era di unanimità e nessuna voce si è levata per sfidare Starmer. Il ragionamento che è sembrato prevalere è che in questo momento di grave incertezza internazionale sarebbe destabilizzante far piombare il Paese in una crisi al buio: e sono da registrare i movimenti dei mercati finanziari, che dopo aver visto i rendimenti dei titoli di Stato schizzare ai livelli più alti dalla crisi finanziaria del 2008 a causa del clima di incertezza, si sono poi un po’ calmati di fronte alla determinazione di Starmer di non dimettersi.
Anche l’opinione pubblica, di fronte alla quale il premier pur gode di livelli di impopolarità senza precedenti, difficilmente capirebbe un’altra crisi, dopo la girandola di premier conservatori degli ultimi anni. Mi hanno eletto con una grande maggioranza, ritiene Starmer, dunque è mio dovere andare avanti. Finché glielo consentiranno.