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 2026  maggio 13 Mercoledì calendario

Kiev, la Procura accusa Yermak di riciclaggio

Il nome di Zelensky è salvo. Ma il suo braccio destro, il consigliere più fidato del comandante in capo, spesso immortalato come un gigante al fianco del presidente, nonché suo ex produttore cinematografico, Andriy Yermak, è stato formalmente accusato dalla Procura specializzata anticorruzione (Sapo) per un presunto schema di riciclaggio di denaro da 10,5 milioni di dollari nell’ambito dell’inchiesta «Mida».
Poco margine di manovra per Yermak per il quale gli inquirenti chiederanno una cauzione da 4 milioni di dollari. Ma è solo uno degli atti di uno scandalo iniziato un anno fa e che racconta di un sistema di tangenti da 100 milioni di dollari nel settore energetico e militare, guidato – è sempre l’accusa – da un ex socio in affari di Zelensky, Timur Mindich. Un terremoto che ha provocato l’ira generale proprio mentre gli ucraini restavano al buio e al freddo a causa dei raid russi. Poi il rimpasto che ha portato a novembre alle dimissioni di Yermak e alla fuga di Mindich in Israele mentre in venivano incriminati anche l’ex vicepremier Oleksiy Chernyshov e l’ex ministro dell’Energia e della Giustizia Herman Halushchenko.
Di «Mida» in Ucraina si è tornati a parlare poche settimane fa, quando i media e i parlamentari dell’opposizione hanno fatto trapelare un’intercettazione telefonica di Mindich che parla di un importante produttore ucraino di droni con il capo della sicurezza nazionale Rustem Umerov. E se per il principale negoziatore delle trattative diplomatiche, che fa la spola con Miami e discute del futuro del Paese con gli uomini di Donald Trump, le accuse non sono state formalizzate, in un altro frammento delle trascrizioni Mindich e una donna non identificata nominano «Andriy» e «Vova», forma abbreviata di Volodymyr.
Ed è in questo quadro che, finita la tregua di tre giorni tra Mosca e Kiev, nella notte tra lunedì e martedì sono ripresi i raid russi contro le città ucraine, compresa la capitale, colpite con più di 200 droni che hanno provocato una vittima e diversi feriti.
Ieri infine il ministro della Difesa greco, Nikos Dendias, ha confermato che è di fabbricazione ucraina il drone marino militare rinvenuto la scorsa settimana sull’isola greca di Lefkada e ha descritto l’incidente come una minaccia alla navigazione nel Mar Mediterraneo e una «questione estremamente grave».