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 2026  maggio 13 Mercoledì calendario

Le unità della Marina pronte a salpare in 48 ore

Pronte a salpare in 48 ore. Destinazione la base militare italiana di supporto (Bmis) di Gibuti. È l’inizio della missione italiana nello stretto di Hormuz, insieme con la coalizione europea alla quale partecipano anche Francia e Gran Bretagna. Le unità navali di Parigi e Londra sarebbero già in zona, ma senza essersi ancora palesate. Si tratta di un’operazione per sminare le acque davanti all’Iran e ai Paesi arabi ma, per quanto riguarda l’impegno italiano, solo in presenza di una tregua stabile, requisito di sicurezza indispensabile affinché i cacciamine possano entrare in azione.
Oggi i ministri della Difesa Guido Crosetto e degli Esteri Antonio Tajani saranno sentiti dalle relative commissioni di Camera e Senato per illustrare il piano di intervento. Le unità della Marina militare che a breve potrebbero salpare dai porti italiani sono i cacciamine «Rimini» e «Crotone», entrambi classe «Gaeta», rispettivamente la quinta e l’ottava nave costruite e all’ormeggio a La Spezia, insieme con il pattugliatore d’altura «Raimondo Montecuccoli» e alla nave di supporto logistico «Atlante», classe «Vulcano», consegnata da Fincantieri nel dicembre scorso e di stanza adesso nel porto di Taranto. A bordo ci sono un ospedale, officine per riparazioni, magazzini per ricambi e munizioni. Come detto, un cessate il fuoco duraturo con garanzie di sicurezza collegato a un accordo fra le parti – in questo caso Usa e Israele da una parte e Iran dall’altra – è obbligatorio insieme con l’ok del Parlamento, in cui saranno contenute le regole d’ingaggio all’interno delle quali si potranno muovere le unità navali italiane. L’ipotesi che possano salpare alla volta di Gibuti in attesa che la tregua si stabilizzi è legata al fatto che per arrivare in zona di operazioni saranno necessari almeno venti giorni di navigazione con tempo buono.
Quindi un modo per accorciare i tempi ed essere già pronti ad agire «in massima prontezza» non appena le condizioni lo dovessero consentire. Anche perché, è la convinzione: prima si comincia a sminare lo stretto e prima si risolve il problema del passaggio sicuro del naviglio commerciale. Non è escluso a livello europeo un allargamento della missione Aspides, già attiva nella zona, con la presenza di una fregata multiruolo (Fremm) italiana, mentre il pattugliatore «Montecuccoli» è comunque già armato con missili Aster 15 e 30 anche per la difesa contraerea, missili antinave Teseo Mk-3E, due cannoni Oto-Melara e sistemi di difesa ravvicinata. In tutti i casi la spedizione navale italiana farà parte di una coalizione – quella dei Volenterosi – che, al netto delle regole di ingaggio che saranno decise anche dalle altre nazioni, avrà comunque le stesse procedure di difesa previste fra i Paesi Nato e quindi con un sistema di protezione comune. Una cupola europea contro eventuali attacchi dal cielo (con missili, razzi e droni) e dal mare (con barchini armati) mentre i cacciamine sono impegnati a liberare Hormuz.