Corriere della Sera, 13 maggio 2026
Meloni, in Senato il piano Hormuz
Probabilmente la risposta più facile sarà quella sulla crisi di Hormuz: Giorgia Meloni ribadirà che l’Italia è pronta a partecipare a una missione internazionale con almeno due navi cacciamine, ma solo quando la guerra sarà finita e se la missione avrà un contesto internazionale, al solo fine di garantire la libera e sicura circolazione nello Stretto.
Ma il prime time di oggi al Senato sarà anche il primo dopo la sconfitta nel referendum, e a giudicare dalla lunga lista delle domande le opposizioni martelleranno la premier con interrogativi multipli su tutti i nodi irrisolti, non solo di politica estera: dal caro spesa alle bollette, dalle crisi industriali alla crescita del Pil sempre più asfittica, dalla mancata uscita dalla procedura di infrazione europea ai programmi di riforme dell’ultimo anno di governo, su cui poco si conosce, se non per il dibattito sulla legge elettorale.
Sarà anche uno scontro di narrazioni: per il Pd come per i Cinque Stelle le domande serviranno a rimarcare il presunto bilancio fallimentare dell’azione di governo, che si è concentrato su politiche di austerity e non di investimenti. Per Giorgia Meloni invece varranno i dati di una disoccupazione che è calata di diversi punti da quando si è insediata, i numeri dei contratti a tempo indeterminato che sono aumentati rispetto a quelli precari, i conti a posto a dispetto delle crisi internazionali e dei loro effetti sul sistema Paese (a differenza del deficit, superiore all’8% che ha ereditato dal precedente governo quando ha giurato al Quirinale, il 22 ottobre del 2022).
I temi di scontro saranno tanti. Se per le opposizioni varranno i dati sull’erosione del potere d’acquisto di salari e pensioni, o le cifre su una pressione fiscale che non è diminuita, per Meloni varranno gli interventi diversi realizzati dal suo governo sul cuneo fiscale, senza i quali la tenuta dei salari sarebbe stata ancora inferiore, o i dati positivi sul recupero dell’evasione fiscale, le misure a sostegno dell’occupazione nelle zone Zes, ovvero gli incentivi fiscali, come il credito d’imposta per investimenti, e le procedure amministrative semplificate per attrarre nuove attività. Reiterati o allargati nel perimetro di applicazione.
La preparazione delle risposte alle interrogazioni ha preso buona parte del tempo della presidente del Consiglio negli ultimi tre o quattro giorni. Di sicuro sarà interessante la risposta su uno dei temi cruciali sul funzionamento attuale dell’Ue: il Pd chiederà se il governo «intenda promuovere, di concerto con i Paesi che hanno già manifestato analoga volontà – a partire dalla Germania – il superamento del diritto di veto in sede europea nei settori strategici quale condizione per dotare I’Unione di una capacità decisionale all’altezza delle sfide globali». A differenza del vicepremier Antonio Tajani sin qui Meloni è stata contraria a superare il principio, o quantomeno scettica, visto che un passo avanti in questo senso significherebbe cedere ulteriori competenze, e ambiti di sovranità, alle istituzioni dell’Unione.
Di sicuro alla premier verrà chiesto di dettagliare un programma che affronti tutti i gap in materia di energia del mercato italiano, che da anni sconta prezzi più alti di tanti alleati europei, continuando a rendere meno competitivo il nostro Paese. L’accelerazione sul nucleare annunciata dal governo non avrà effetti se non fra alcuni anni, mentre uno «scatto» sulle tante autorizzazioni ferme sulle rinnovabili (almeno 20 Gigawatt, circa un quarto di quanto già usiamo) potrebbe ridurre in modo drastico la bolletta del gas. Un dossier che Meloni sta «studiando per cercare di accelerare le gare», dicono nel suo staff.
Oggi le commissioni Esteri e Difesa delle due Camere audiranno il vicepremier e ministro degli Esteri Tajani e il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.