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 2026  maggio 12 Martedì calendario

5G nei piccoli comuni, l’Antitrust "congela" i piani di Tim e Fastweb

I piani di Tim e Fastweb+Vodafone sul 5G nei piccoli comuni vengono “congelati”. L’Antitrust ha aperto una istruttoria sull’accordo di Ran Sharing, ovvero la condivisione della rete di accesso radio, stretto a gennaio tra i due big delle tlc perché sospetta che sia anticoncorrenziale con ripercussioni anche in termini di ritardi nell’innovazione. Il procedimento «deve concludersi entro il 30 aprile 2027» e fino a quando non ci sarà il via libera, era stato stabilito a priori, l’accordo non avrà seguito. I due operatori non commentano ma hanno ora 60 giorni per chiedere di essere ascoltati dall’Authority.
IL PROGETTO
Il progetto Prism è stato presentato come un’iniziativa strategica per accelerare lo sviluppo delle reti mobile 5G in Italia, concentrandosi in particolare sulle aree rurali e sui comuni con meno di 35.000 abitanti. Oltra alla creazione di un’unica infrastruttura, razionalizzando la rete di ciascuna parte, l’accordo prevede, in una seconda fase, l’espansione della rete, attraverso la costruzione di nuovi siti o l’introduzione di nuove funzionalità presso i siti già esistenti (circa 6.000 nuove torri di telefonia mobile entro il 2028) e la costituzione di una joint venture per la costituzione e gestione congiunta della Radio Access Network. Il campanello d’allarme è suonato perché, fa notare Acgm, sono coinvolti «il primo e il secondo operatore» italiano, che insieme hanno una quota di mercato di oltre l’80% nel wholesale e superiore al 55% nel mercato dei servizi di rete al dettaglio (oltre il 70% nel segmento business). L’Authority poi guarda avanti, alla gara per le frequenze (in scadenza a dicembre 2029) e sottolinea che l’accordo, che «ha una durata significativa», «risulterebbe ancora vigente» e potrebbe mutare gli incentivi a competere.
L’IMPATTO
Sotto il profilo geografico, l’accordo ha un impatto significativo, in quanto interessa Comuni italiani che «corrispondono a circa il 90% del territorio nazionale e riguardano circa il 60% della popolazione italiana». Inoltre potrebbero «venir meno gli incentivi per ciascuna delle parti a investire individualmente nella propria rete, anche nel medio-lungo periodo, al fine di migliorarne le prestazioni e implementare le tecnologie di nuova generazione, con ripercussioni in termini di ritardi nell’innovazione a danno, in ultima istanza, degli utenti finali», osserva l’Antitrust.