repubblica.it, 11 maggio 2026
La fine della cultura del leggere: ci aspetta un nuovo Medioevo
Nel gennaio 2007 venne presentato al mondo, incredulo, il primo smartphone. Poco meno di dieci anni dopo, una certa star televisiva prestò per la prima volta giuramento come presidente degli Stati Uniti. I due eventi hanno qualcosa a che fare l’uno con l’altro? Assolutamente sì, sostiene Adam Garfinkle, storico e politologo americano, già direttore di diverse riviste politiche e oggi, in pensione, studioso di neuroscienze.
Prima di occuparci di lui, è necessario un breve passo indietro. Nel XVIII secolo avvenne una rivoluzione silenziosa, del tutto incruenta: molte persone cominciarono a leggere. Libri, pamphlet, riviste, tutto ciò che capitava loro tra le mani. I contemporanei parlarono di febbre, epidemia, esplosione di follia. Prima del Settecento, la lettura era l’occupazione di una minuscola élite istruita, che leggeva e rileggeva un canone fisso di libri. Nel corso del XVIII secolo, invece, leggere divenne un hobby, un passatempo. Persone di ogni ceto cominciarono improvvisamente a leggere romanzi. E giornali. E opere filosofiche.
Nel XVIII secolo vennero pubblicati l’“Enciclopedia” di Diderot, Voltaire e compagni, “La ricchezza delle nazioni” di Adam Smith, la “Critica della ragion pura” di Immanuel Kant, il “Tristram Shandy” di Laurence Sterne. Il progresso può essere espresso anche in cifre: all’inizio del Settecento in Gran Bretagna si pubblicavano appena 6.000 libri; alla fine del secolo erano 56.000. In Germania, nello stesso periodo, arrivò sul mercato mezzo milione di libri. Una cosa simile non si era mai vista nella storia del mondo, e si può solo immaginare quale influenza abbia avuto questa esplosione editoriale sulla nascita del capitalismo, della democrazia, del movimento antischiavista, del femminismo – in breve, su tutto ciò che oggi riassumiamo sotto il nome di “modernità liberale”.
Le neuroscienze hanno ormai compreso che il cervello umano non è un blocco di cemento. Somiglia piuttosto a un muscolo, che deve essere allenato per tutta la vita; se l’allenamento manca, si affloscia. Più precisamente: le reti neuronali sono estremamente plasmabili, soprattutto nella prima infanzia, ma anche il cervello adulto viene continuamente modificato da ciò che il mondo esterno gli rovescia addosso.
Il “deep reading” con il cervello dell’età della pietra
La lettura modifica il cervello come poche altre attività. Chi si immerge in un’opera lunga deve ricordare dettagli, stabilire collegamenti, tenere presente un quadro complessivo. In inglese si parla di “deep reading”, lettura profonda. È un’attività fondamentalmente diversa dallo scorrere una lista della spesa. Le ricerche hanno mostrato che nella lettura profonda è coinvolto l’intero corpo: chi legge, per esempio, un passaggio in cui qualcuno fugge da un pericolo tende involontariamente a contrarre per un istante le gambe.
La lettura profonda contraddice un’inclinazione alla quale il nostro cervello è addestrato dall’età della pietra: la tendenza a distrarsi. Chi è immerso in un libro quasi non percepisce più il mondo esterno; spesso bisogna chiamarlo più volte per nome prima che si accorga di essere interpellato. Questo processo non è naturale. Naturale sarebbe fare attenzione a un fruscio tra i rami, perché potrebbe nascondersi una tigre dai denti a sciabola. O una bella donna, o un bell’uomo. O il prossimo pasto. Nel presente, però, il fruscio è continuo: il nostro cervello corre da una distrazione all’altra. Ed è qui che entra in gioco lo smartphone.
Lo smartphone ha in larga misura menomato la nostra capacità di lettura profonda. Non abbiamo quasi più l’attenzione necessaria per affrontare testi lunghi; ci agitiamo, passiamo con un gesto del dito alla prossima tigre dai denti a sciabola, al prossimo fast food mentale. Non solo in America se ne vedono già i risultati: un test ha mostrato che studentesse e studenti non erano più in grado di comprendere il magnifico primo capitolo di “Casa desolata”, un romanzo di Charles Dickens che cent’anni fa era ancora considerato lettura per ragazzi.
Circa il 20 per cento degli americani è costituito da “analfabeti funzionali”: riescono sì a decifrare faticosamente un testo, ma già le istruzioni sul foglietto illustrativo di un farmaco – “instillare negli occhi due volte al giorno” – li mettono in difficoltà. Centotrenta milioni di americani non sarebbero più in grado di leggere un libro ai propri figli, anche volendo. Più della metà non sarebbe capace di comprendere un articolo di giornale come questo. Solo il 12 per cento è ancora in grado di praticare la “lettura profonda”, e questa percentuale sta crollando rapidamente: i bambini americani che divorano voluminosi romanzi per piacere sono ormai una minoranza.
Nell’epoca dello spettacolo
Secondo Adam Garfinkle, questa è la chiave per comprendere ciò che oggi chiamiamo, di volta in volta, populismo, fascismo o neofascismo. La sua definizione è questa: il populismo è “la mobilitazione di massa in una democrazia fondata sulle elezioni quando la capacità di lettura profonda è scesa sotto una certa soglia”. A quel punto, come Garfinkle spiega in una serie di articoli sulla rivista online “The Cosmopolitan Globalist”, resta una sola cosa: lo spettacolo.
La forma ideale dello spettacolo è il trucco di magia. Il prestigiatore e la sua assistente stendono un enorme telo sopra l’elefante sul palco e, quando lo tirano via con un colpo secco, ecco – abracadabra – l’elefante è sparito. Tutti sanno che l’elefante non può essere davvero scomparso; eppure sembra proprio così. Dalla tensione tra ciò che sappiamo e ciò che i nostri occhi ci comunicano nasce lo spettacolo: non possiamo distogliere lo sguardo.
Secondo Adam Garfinkle, il superpotere di Donald Trump consiste nel produrre, con le sue menzogne grottesche, uno spettacolo dopo l’altro. Così è diventato il maestro della gestione della nostra attenzione; è diventato impossibile non occuparsi di lui. Si pensi, per esempio, al notevole dibattito presidenziale tra Trump e Kamala Harris, in cui affermò che gli immigrati haitiani in America “mangiano cani e gatti”. La maggior parte dei commentatori pensò che in quel momento Trump avesse perso il dibattito. Chi avrebbe mai potuto credere a una simile assurdità? In realtà, quello fu il momento in cui Trump lo vinse. Era riuscito a mettere in scena uno spettacolo e aveva trovato un’immagine efficace per suggerire che gli immigrati dalla pelle scura fossero selvaggi, indegni di pietà.
Molti studiosi del totalitarismo, Hannah Arendt fra loro, hanno sottolineato il ruolo decisivo della solitudine nella nascita delle dittature. Nelle schiere dei seguaci dei tiranni abbiamo a che fare con persone sole, che si aggregano in una folla. In America, secondo Adam Garfinkle, ci troviamo davanti a un esercito di solitari, soprattutto uomini soli, che passano il tempo davanti agli schermi. I più colpiti sono i disoccupati: in media trascorrono 7,7 ore al giorno con lo smartphone, quattro ore in più rispetto a chi ha un lavoro. Molti cervelli vengono letteralmente marinati nella pornografia, nelle menzogne e nelle teorie del complotto. C’è da stupirsi se la capacità di provare empatia si riduce? Se la disponibilità a comprendere nessi complessi diventa impotente?
Dall’onda alfa all’onda theta
Le neuroscienze sanno da tempo che il nostro cervello, nel sonno come nella veglia, emette onde di diversa lunghezza. Le onde alfa indicano una veglia rilassata; le beta un’attenzione concentrata; le gamma un’attività intellettuale di altissimo livello. Le theta, infine, indicano sonno leggero, meditazione, preghiera, gioco infantile.
Chi trascorre la vita in una sorta di torpore davanti allo smartphone si muove nella zona alfa, a onde lunghe. È molto comodo. Solleva dalla fatica. Per questo i giornali, osserva Garfinkle, sono un medium “freddo”: per leggere un quotidiano servono onde beta. Gli schermi invece sono “caldi”: producono un effetto emotivo immediato. Chi legge di un omicidio non viene travolto emotivamente all’istante; ha il tempo di riflettere sulle circostanze in cui quell’omicidio è avvenuto. Un video su TikTok non lascia tempo a simili pensieri. Esige reazioni spontanee: orrore, rabbia, desiderio di vendetta. C’è da stupirsi se i cosiddetti populisti sono sempre un passo avanti rispetto alle cosiddette forze moderate? È come nella corsa tra la lepre e il riccio: mentre la lepre ansima in lunghe spiegazioni e svolte argomentative, il riccio sorride e dice: “Sono già qui!”, mostrando il suo smartphone.
Secondo Adam Garfinkle, esporre neonati e bambini piccoli agli schermi equivale semplicemente a un abuso sull’infanzia: il cervello infantile viene catapultato con violenza dall’area theta all’area alfa. Reagisce a questo shock formando strati di mielina attorno alla sostanza bianca nelle regioni cerebrali responsabili del linguaggio, della capacità di lettura e del controllo cognitivo.
Secondo un nuovo studio, il danno è poi difficilmente riparabile. I bambini i cui cervelli sono stati precocemente sovraccaricati da una massa di stimoli provenienti dagli schermi, da adolescenti hanno problemi di controllo degli impulsi, soffrono di stress e faticano a concentrarsi. L’aspettativa che da simili adolescenti possano un giorno nascere “cittadini maturi”, capaci di prendere decisioni guidate dalla ragione in una democrazia rappresentativa, è forse semplicemente ridicola.
La tentazione di dire che ci troviamo in una situazione mai vista prima è forte. Ma sarebbe sbagliato. Gli storici stimano che nell’Impero romano tra il 30 e il 40 per cento degli adulti sapesse leggere; leggevano anche molti schiavi. Poi, nell’anno 476, l’Impero romano d’Occidente crollò sotto l’assalto dei Germani. In Europa la quota della popolazione capace di leggere scese sotto il 5 per cento.
Certo, il Medioevo non fu così oscuro come spesso lo hanno dipinto gli illuministi; certo, nel Medioevo vennero fatte invenzioni straordinarie, come il mulino a vento, furono costruite magnifiche cattedrali e fondate città. Ma il filo d’oro della trasmissione scritta si spezzò quasi del tutto, e ci sarebbero voluti più di mille anni prima che fosse possibile riannodarlo. Quanto durerà il Medioevo che ci attende?