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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Gli Usa vogliono tre nuove basi in Groenlandia

Sebbene alle prese coi difficili negoziati iraniani, un occhio all’isola di Cuba (dove Trump ha già minacciato «potremmo fare una sosta tornando da Hormuz»), gli Stati Uniti non hanno dimenticato l’altra grande ossessione del Presidente Donald Trump: la Groenlandia. Secondo diverse fonti ufficiali, infatti, sono da mesi in trattative con la Danimarca per espandere la loro presenza militare sull’isola di ghiaccio che è pure la più grande del mondo e la meno abitata. Progressi significativi sarebbero stati raggiunti di recente. L’intenzione americana è aprire tre nuove basi nel sud del territorio che appartiene al regno di Danimarca, sebbene con lo statuto di regione autonoma. Ben lontane, dunque, dalla base di Pituffik situata nel nord-ovest, la più settentrionale al mondo.
L’idea, almeno in alcuni dei casi è quella di utilizzare le vecchie basi militari americane nell’area, giacché durante la Guerra Fredda gli Stati Uniti ne avevano ben 17, poi abbandonate dopo la caduta del Muro di Berlino. Un trattato del 1951 lo consente: e infatti all’inizio degli anni Cinquanta c’erano ben 10mila soldati americani. Una presenza oggi scesa a 150 unità. Una delle nuove basi verrebbe probabilmente situata a Narsarsuaq, appunto lì dove sorgeva un piccolo aeroporto militare statunitense.
Il tentativo è quello di risolvere diplomaticamente le aspirazioni espansionistiche di Trump, che da tempo ripete di aver bisogno della Groenlandia per impedire a Russia e Cina di prendere il controllo dell’Artico e che all’inizio dell’anno sembrava avere intenzioni bellicose. Ma attenzione: l’accordo proposto dagli Stati Uniti non mira solo a ottenere le nuove basi, il cui compito sarebbe sorvegliare le potenziali attività marine russe o cinesi nell’area nota come Giuk Gap – ovvero quella dell’Atlantico settentrionale tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito – ma anche per designare gli insediamenti militari come territorio sovrano degli Stati Uniti. Permettendo, insomma, al presidente di dire di essersi “preso” la Groenlandia. Sempre che Copenaghen accetti. In realtà, le due parti non hanno ancora formalizzato nessun accordo e il numero finale delle basi potrebbe cambiare, dicono le fonti che ne hanno parlato alla Bbc. Mentre la Casa Bianca si dice molto ottimista sull’andamento dei negoziati.
Ma intanto gli americani espandono la loro presenza sull’isola anche per quel che riguarda le terre rare: una settimana fa la società statunitense Critical Metals, ha infatti ottenuto dal governo di Nuuk, la minuscola capitale della Groenlandia, anche il controllo sul giacimento di Tanbreez, nel cui sottosuolo giacciono almeno 4,7 miliardi di tonnellate di terre rare, un quarto delle quali (27 per cento) essenziali per il settore della difesa. Un brutto colpo per l’Europa che pure ne avrebbe bisogno.