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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Andrea Pellegrino parla di tenniss

Andrea Pellegrino non viaggia con l’allenatore, il preparatore atletico, il fisioterapista, il mental coach, come fanno gli altri. Non se lo può permettere. A Santiago del Cile, tre mesi fa, Matteo Berrettini si è fermato in tribuna a fare il tifo per lui: faceva tenerezza, tutto solo. È la prima volta che il pugliese (è nato a Bisceglie) entra nel tabellone principale di un Masters 1000, e guarda un po’: oggi pomeriggio scende in campo sul Centrale del Foro Italico contro numero 1 del mondo.
Non se lo aspettava. Però forse lo sognava.
«Nemmeno. Volevo fare qualcosa di buono. Provare a giocarmela, nelle qualificazioni. È andata bene. Ma chi avrebbe immaginato di vincere cinque partite?».
Ora dall’altra parte c’è Jannik Sinner: paura?
«In effetti, un po’ mi spaventa. No, anzi: mi emoziona. È il termine giusto. Jannik non è uno come gli altri, appartiene a una categoria superiore. Cercherò di dare il massimo, godermi l’atmosfera in campo. È un sogno che si realizza. Non ho mai giocato davanti a più di diecimila persone, e col più forte: sarà un’esperienza incredibile, che conserverò per tutta la vita».
Vi eravate già incontrati una volta: Santa Margherita di Pula, 31 marzo 2019.
«Ho preso una legnata impressionante. Non ricordo molto di più, mi sembra di aver perso facile».
Finì con un doppio 6-1. Lei era testa di serie numero 2; Sinner, 17 anni, aveva appena vinto i suoi primi tornei della carriera, a Bergamo e a Trento. La stagione in cui è sbocciato.
«Era giovanissimo, però si vedeva che aveva un futuro straordinario davanti».
Anche di lei si diceva lo stesso: aveva cominciato a giocare con suo padre Mimmo, da adolescente era il diamante grezzo della classe ’97. Cosa è successo?
«Sono cresciuto, coi miei tempi. Le cose non vanno sempre come uno vorrebbe. Ho fatto tanti anni di esperienza nei tornei minori, ho imparato a maturare da solo. Negli ultimi tempi, la cosa che mi sono imposto è di dare sempre il massimo, ogni giorno. Prima o poi, i risultati arrivano».
Dopo il successo con Tiafoe è andato a salutare Andrea Trono, il nuovo tecnico, e il manager, Fabio Fognini. Non è mai troppo tardi per realizzare i sogni.
«Ognuno ha il suo percorso, la sua maturazione: chi prima, chi tardi. Ci sono giocatori che hanno fatto progressi incredibili dopo i trent’anni, come Paolo Lorenzi. Ne ho 29, ma fisicamente mi sento ancora molto giovane. Credo di avere tante stagioni davanti per fare buoni risultati e godermi questo tipo di tornei».
È vero che uno dei suoi segreti è Aurora, 8 mesi, la figlia di sua sorella Claudia, una sorta di talismano che trasmette serenità a tutta la famiglia?
«Diciamo che la spinta è venuta sia da persone della mia famiglia che mi vogliono bene, ma anche dalla mia voglia di non mollare: voglio terminare la carriera senza rimpianti».
Comunque vada oggi, passa da numero 155 a 126 nella classifica Atp. È felice?
«Sono un po’ stanco, però sono anche contento del livello di gioco che ho raggiunto e di quello che mi sta capitando».
Durante le qualificazioni ha superato lo spagnolo Landaluce (poi ripescato: è anche lui agli ottavi), nonostante un gruppo di spettatori l’avesse presa di mira.
«Ragazzini che non c’entrano nulla col tennis: vengono per disturbare i giocatori perché scommettono. Il tennis è uno sport elegante e questa cosa lo sta rovinando, non siamo in uno stadio di calcio».
Il passaggio agli ottavi vale un bel premio.
«Quanto? Non lo so, giuro».
Sono 92.400 euro, tasse comprese: potrebbe finalmente portare con sé l’allenatore, un preparatore atletico eccetera.
«Non gioco per i soldi: fanno piacere, ma l’emozione che mi sta dando questo torneo, l’ambiente, il tifo, valgono molto più di tutto il denaro del mondo».

Domani all’Olimpico, finale di Coppa Italia: Inter-Lazio. Lei è un tifoso nerazzurro.
«Ma siamo sicuri che resterò a Roma un altro giorno? Speriamo».