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 2026  maggio 12 Martedì calendario

Calenda racconta della sua movimentata vita privata

Del rapporto con la moglie Violante Guidotti, con cui divide la vita da ormai 35 anni, Carlo Calenda ha parlato più volte e in maniera spontanea e senza filtri. Condividendo aneddoti divertenti (come il tradimento da fidanzati che portò alla proposta di nozze) e momenti difficili come la malattia che la moglie ha affrontato. E anche stavolta, ai microfoni di Maschio Selvaggio su Rai Radio2, il leader di Azione ha deciso di condividere alcuni racconti sulla  sua famiglia. 
Calenda è autoironico quando parla della compagna: «Mia moglie è veramente una delle donne più cattive che l’universo abbia mai prodotto», scherza. «Si chiama Violante ma è soprannominata Violent. La mia condizione esistenziale è una condizione di conflitto perenne, che è la ragione per cui siamo insieme da 35 anni» ride rispondendo ai conduttori Nunzia De Girolamo e Gianluca Semprini. 
Il primo incontro tra i due? «Mia moglie l’ho conquistata ad una festa di 18 anni. Io ero molto elegante, in smoking, lei in vestito lungo – ricorda -. Le ho fatto una corte spietata. Mi ha baciato e poi la mattina dopo si è svegliata e ha detto: ’Ammazza senza smoking, quanto sei brutto’. Questo è stato l’esordio di Violante».
Da allora, spiega, la coppia ha trovato un suo equilibrio: «Stiamo insieme litigando ogni giorno almeno tre o quattro volte al giorno». E aggiunge: «Bisogna saper litigare bene, bisogna anche saper staccare. Noi per esempio facciamo una cosa. Io vado fuori di casa ogni tre o quattro mesi perché lei si arrabbia e mi dice: ’Fai una cosa, stasera vai in un’altra parte’». L’altra parte, spiega il leader di Azione, è «un albergo vicino alla stazione Termini, dove ormai mi conoscono. Quando arrivo fanno: ’di nuovo, senatore?». Poi precisa: «Questo non dura mai più della nottata. La mattina dopo riprendo la valigia e torno a casa. Succede da sempre. È il nostro equilibrio: abbiamo due caratteri fortissimi».

La famiglia di origine (la madre è la regista Cristina Comencini e il padre Fabio Calenda, scrittore e economista): è pesante crescere in una famiglia così? «È un grande privilegio, ma avevano su di me grandissime aspettative. Mia madre mi mise in mano Delitto e Castigo a 10 anni. A 12 anni mio padre mi faceva commentare un canto della Divina Commedia tutte le sera. Sapete che è successo? A 16 anni sono scappato di casa e ho fatto una figlia». Una figlia, che dice, «mi ha salvato la vita perché ero molto scapestrato».
Ricordando di essere diventato padre giovanissimo, Calenda racconta: «Mi sono perso un sacco di cose e non è stato facile». E ricorda anche gli anni più sregolati dell’adolescenza, la bocciatura, la nascita della prima figlia e il momento in cui la madre lo mandò a vivere dalla nonna: «Mi divertivo, facevo un sacco di casino, ero proprio sregolato, ero anarchico. Mi mettevano in punizione ma uscivo lo stesso. Un giorno mia madre mi ha cacciato fuori di casa. Ha detto: ora è too much, vai da tua nonna». Da lì, spiega, arrivò il cambiamento: «Dal giorno in cui sono andato lì ho smesso di fare casino, ho recuperato l’anno che avevo perso, ho cresciuto mia figlia. A mia nonna Marcella devo moltissimo».
Non manca il rapporto con i figli e con il linguaggio delle nuove generazioni. Calenda racconta di non sopportare quando gli dicono «Stay chill»: «Quando mi dicono ’Stay chill, scialla papà’, è una cosa che mi fa arrabbiare...». 
Nella parte più leggera della trasmissione, durante il gioco «Chi vuole essere maschio selvaggio?», Calenda sceglie senza esitazione di fare il cammino di Santiago con Giorgia Meloni piuttosto che con Giuseppe Conte. Poi, messo davanti all’alternativa tra mangiare un’amatriciana cucinata da Giuseppe Conte o pagare il conto di una cena organizzata da Matteo Renzi, risponde: «Ho già pagato il conto di Matteo Renzi. Io ho già dato. Era un conto salato». 
Tra le altre risposte, anche quella sul derby impossibile tra tifo e città: meglio vedere la Roma vincere lo scudetto o Roma senza buche per un anno? Calenda sceglie la squadra: «La Roma vince lo scudetto. Che ce frega delle buche, le abbiamo sempre avute da quando c’erano le bighe».